CCC: casual cooking with cheese

Ribloggato da Beauty(case) and the Beast:

Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale

Last evening I didn't know what to cook for dinner, it was quite late and my Bear would come home hungry within 40 minutes. So I opened the fridge looking for a little comfort and I found my eternal love: vegetables! They are so versatile, colorful, juicy and healthy and they fill your little belly without making you fatter ;)

Continua a leggere... 242 altre parole

Ricetta veloce e solare con: peperoni, patate, zucchine, 1 cipolla e del buon pecorino toscano ancora giovane. Si tagliano tutte le verdure dentro una teglia bassa e si inforna, si condisce e poi si guarnisce gli ultimi 5 minuti con fette di formaggio e una pioggerella di erba cipollina ;)

New gold dream

image

Svegliarsi alle 05.58 con tutta la cena della sera prima ancora lì che gonfia a tamburo lo stomaco non è una bella cosa. Così, visto che questo andazzo oltre che farmi gonfiare come un pallone rischia di spaccarmi lo stomaco e visto che non è un “sistema” che riguarda solo il cibo ma il modo casuale in cui sto conducendo la mia vita in questi giorni… tiro i remi in barca e cambio rotta tout court.

Prima cosa: era inutile restare a letto a farsi sovrastare da un koboldo made in Road House Grill sino al vomito o a generare un altro incubo in cui la voce incorporea di Bonolis che si manifestava in cucina mi teneva lontana da una salvifica bottiglia di acqua, così mi sono alzata e sono venuta in studio a scrivere, lavorare, pensare e digerire.

Risoluzioni prese:

1. Dalle 19.00 alle 20.00 di ogni sera cena. Se il mio tesoro intende arrivare a un’ora decente dal lavoro e partecipare è il benvenuto, altrimenti cenerò senza di lui e mi limiterò a tenergli compagnia con una tisana mentre lui cena intorno alle 22.00. Se ceno tanto tardi, soprattutto, mangiando fuori casa, ho appena sperimentato quale sia il risultato.

2. Cene leggere: insalate, zuppe, verdura cotta al forno o al vapore, fili di olio crudo e poco altro. Riesco a sopportare anche un frutto. Niente altro.

3. Disintossicarmi dalla caffeina per tutta questa settimana e da ora in poi introdurla con molta più attenzione e limitazione.

4. Alzarmi fra le 06.00 e le 07.00 ogni mattino. Inutile, so per certo di essere una creatura diurna, una cosiddetta “allodola” e sono molto più produttiva nella prima parte della giornata.

5. Finirla con le paturnie e andare a fare la spesa anche da sola per tutta la settimana, come intendevo fare da tempo e, insomma, mettermi a dirigere questa casa. Se non lo faccio non sarà come piace a me, non mi farà sentire a mio agio e, in ogni caso, a lui non dispiacerà. 

Detto questo… buongiorno!  ^_^

Time to soup...

Ribloggato da Beauty(case) and the Beast:

Clicca per visitare l'articolo originale

...  And to do something of that leftover pumpkin

For two servings:

- 300 grams of diced pumpkin
- 2 carrots
- 1 apple
- 1 potato
- 1/2 onion
- 1 clove of garlic or 1/2 shallot
- Vegetable broth
- Salt and pepper q.b.

Put the diced vegetables and the washers of carrots in a pan with a little oil, onion and shallot (or garlic) and fry a little.

Continua a leggere... 66 altre parole

Add your thoughts here... (optional)

The cake is NOT a lie

Ribloggato da Beauty(case) and the Beast:

Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale

Waiting to have a TV and a console (and a sofa) to eventually play Portal and Portal II, the last week end I produced my famous (among friends) chocolate and pumpink cake. So I want to share the recipe with you all.

What do you need to cook che cake?
1. An hoven or maybe a beautiful useful pot made to cook cakes on the gas stove.

Continua a leggere... 287 altre parole

Another little piece in english about living with my precious bear ;)

Things that never change

image

“Esistono alcune cose a questo mondo, capitano Niobe, che non cambieranno mai… Altre, invece, cambiano…”

There are some things in this world, Captain Niobe, that will never change… Some things do …”
(english version at the bottom)

Così dice il buon Morpheus in Matrix Reloaded alla sua ex fiamma Niobe, durante uno dei dialoghi più profondo-ridicoli della saga. Non ho mai saputo se mettermi a riflettere o ridere davanti a quella scena che oggi mi è tornata in mente davanti a eventi piuttosto scoccianti. E’ bello mantenere dei punti fermi nella propria vita, come la passione per il tè, l’amore-odio per il cioccolato, la nostalgia-repulsione per la mia terra d’origine, la mania di raddrizzare i quadri e il bisogno di scrivere proprio quando dovrei scappare in bagno. Sto infilando questi piccoli punti nel ricamo dei miei nuovi giorni e, ogni volta che ne riconosco uno, sorrido. Meno bello è specchiarsi nel bagno della palestra (l’unico luogo privato di quell’osceno spogliatoio) e notare che mentre la pancia si è rimodellata, i fianchi si sono asciugati, le cosce si sono scolpite, la tua principale nemica continua a penzolare dal fondo del gluteus maximus.

Ma cosa devo fare per eliminarti? Com’è che riesco a darti il foglio di via? A eradicarti? A farti sparire dalla mia vista e dai miei orizzonti? Dannata!

Quale sarebbe il tuo motto imperituro? Resistere? Ma devo perdere ogni singola cellula di grasso dal mio backyard per non vederti mai più?

Maledetta! Sbuffo come un montone su ogni singolo attrezzo, sento bruciare muscoli che si straziano e s’ingrandiscono e tu, appesa lì sotto, fai apparire tutto flaccido come il primo giorno di palestra. Sappi, carina, che avrò la tua testa! Non accetto la tua presenza. Non mi arrendo. Tu resisti sin che puoi che adesso riceverai ogni giorno dai 2 ai 2 litri e mezzo di acqua per diluirti, verrai bombardata dagli integratori e sabotata da massaggi con creme infernali. Stai per morire, ragazza, stai per scioglierti, liquefarti, stai per essere filtrata dai reni e gettata giù per la cloaca maxima. Sei morta e se ancora non lo sai ti sto portando il messaggio.

So says good Morpheus in “The Matrix Reloaded” to his former flame Niobe, during one of the deepest-ridiculous dialogue of the saga. I never knew if I have to think or to laugh in front of that scene that today I reminded of past because of unpleasant events. It is nice to keep some fixed points in my life, as the passion for tea, the love-hatred for chocolate, the nostalgia-repulsion for my homeland, the craze to straighten out the pictures and the need to write just when I have to run to the bathroom. I’m putting these little points in the embroidery of my new days, and every time I recognize one of them, I smile. Less nice is looking in the mirror of the bathroom of the gym (the only reserved place of that dantesque dressing room) and noticing that while the belly is remodeled, the sides have dried, the thighs are sculpted, your main enemy continues to hang over the bottom of your gluteus maximus.

What should I do to eliminate you? How can I banish you? Eradicate you? To get you out of my sight and my horizons? Damned you!

What would be your motto decays? “Forever and ever”? Do I have to lose every single fat cell in my “backyard” not to see you again?

Damn! I snort like a ram on each tool of the gym. My muscles burn and suffer and enlarge but because of you, hanging down there, my butt looks flabby like the first day of my workout. You have to know, my dear, that I’ll have your head! I do not accept your presence. I do not give up. You cant try to resist but since today you’ll receive every day from 2 to 2 and a half liters of water to dilute you. You will be bombed by integrators and sabotaged by massage with hell creams. You are going to die, honey, you’re going to melt, to be liquified. You’re going to be filtered by the kidneys and thrown down the cloaca maxima. You’re dead and if you still do not know it I’m bringing you the message.

Building a home

image

Dice che uno si innamora dell’illusione che si fa di una persona, di come appare ai suoi occhi e dei castelli di carte che ci costruisce attorno e poi, con la conoscenza, arriva la realtà (che poi non è che la nostra esperienza del mondo, l’idea della cosa e non la cosa in sé come spiegò ai suoi tempi Kant; ma qui il pantano si apre sotto i miei piedini filosoficamente porosi ed è meglio abbandonare il campo) e lì solo la botanica viene in nostro soccorso insegnandoci a coltivare l’amore oppure spiegandoci che ci siamo presi una cotta per un’amanita falloide ed è il caso di lavarsi bene le mani e scappare a gambe levate dal bosco prima che cali la notte e cresca la fame.

Dicevamo, uno si innamora delle proprie illusioni attorno a una persona. Poi, se non ha ricevuto un solenne due di picche (prima o dopo una passata dall’alcova, qui dipende se siete maschi o femmine: vi fregano in modo diverso), ha la possibilità di fare esperienza diretta della persona per cui si è preso una sbandata e qui si vede se siete buoni sarti o no: se avete cucito un abito di sogni attorno all’oggetto del vostro amore o se ci avete preso, circonferenza del polso compresa, alla prima occhiata. Per esempio, vado scoprendo di giorno in giorno che, se non sono stata tutta ‘sta sarta in passato, ora proprio non so più tenere in mano ago e filo perché la persona che amo è molto meglio dell’abito che le ho cucito.

Non molti lo sanno: ho una perversa passione per seguire il navigatore giù per le tane di conigli quando mi assicura che quella è la strada giusta e, sebbene resistessi alla tentazione da qualche anno, oggi non ce l’ho fatta e sono finita diritta in una strada di campagna sterrata che pensavo mi avrebbe condotta al centro commerciale per la spesa. Risultato? Ruota anteriore destra giù dal sentiero e dentro nel campo, dislivello tutta l’altezza della ruota. Lui mi chiama per sapere se sono rientrata con la spesa e mi sente sull’orlo del frigno che gli spiego suppergiù: – sono in una strada di campagna piena di buche e pantani… ho fatto scappare uno che si era imboscato con una prostituta e adesso ho la ruota in un dirupo… -

E’ arrivato in 10 minuti e mi ha tirato fuori l’auto in 5, sorridendo. Poi siamo andati al self service del centro commerciale e mi ha pagato il pranzo, tutto allegro, contento di non avermi danneggiato l’auto nel liberarla. Gli ho detto che era il mio salvatore e lui mi ha risposto: – grazie di essere con me -

Adesso lo aspetto per montare i mobili Ikea del salotto che ci hanno consegnato stamattina. Non tocco le scatole perché è brutto iniziare a giocare senza aspettare gli amici. Sono ancora un po’ intontita per la calma e la serenità con cui mi ha soccorsa e con cui fa ogni cosa. So per certo che quando la malinconia o la paranoia si posano come polvere sul mio cammino basta un suo soffio per far risplendere tutto di nuovo. Lo aspetto per giocare insieme a costruire la nostra casa, il nostro nido e non vorrei essere in alcun altro posto. Nessun posto è come casa.

So long time away from here

image

Ho lasciato che passasse molto tempo senza scrivere nulla e anche ora non posso promettere che riprenderò a postare con regolarità. Però del tempo è passato e il tempo non passa mai invano. Tante cose sono cambiate e, nonostante la nostalgia per il mio vecchio caldo nido, sono cambiate in meglio. Vivo una vita che non è la mia di sempre, meglio, che non è la vita della me di prima. Quanto sono cambiata? La risposta è facile: non abbastanza. Me lo dice la nostalgia. Non cambio la pelle tutta insieme come un serpente, perdo una scaglia per volta, mostrando quelle tenere e nuove al cielo e spero tanto di somigliare in questa muta a un drago. Hi Yu!

I left time goes by without writing anything for days and days and even now I can not promise that I will start to post regularly. But time has passed and time never goes in vain. Many things have changed and, despite the melancholy for my old warm nest, they have changed for the better. I live a life that is not my usual, rather, that it is not the life of the old me. What did change in me? The answer is simple: I’m not changed enough. The melancholy is a good clue. I do not change the skin all together like a snake, I lose a scale at a time, showing the new scales to the sky and I hope be more like a dragon in this habit. Hi Yu!

Oggi

image

Oggi non c’era molto sole, non come in questa foto, scattata una mattina della scorsa estate. Oggi il cielo ci pesava sulla testa compatto come il coperchio di una zuppiera mentre bisbigliavamo mogi fra la mura di questo campo santo.  Sono affezionata a questo cimitero perché mi ricorda le passeggiate a piedi con la mamma, dalla cascina al paese, e perché conserva troppi dei miei cari.  Si trova nei pressi di un paesino di campagna, uno dei tanti borghi seminati lungo la pianura padana. Qui sono sepolti i nonni con cui sono cresciuta, i genitori di mio padre. Qui riposano le due persone che per anni sono state il cuore di una cascina chiamata Sole. I miei nonni avevano sempre un sorriso e una fetta di torta o di salame per tutti e grazie a questa generosità le visite non mancavano anche se la loro era la cascina più isolata. 

Accanto a questa cascina ce n’era un’altra, molto più vicina alla strada, dove viveva la famiglia di mio zio. Mio zio si era sposato presto e aveva due figli grandi già sposati, ma il minore, seppure più grande di me, era pur sempre un bambino, l’unico possibile compagno di giochi per chilometri, e io avevo stabilito che avevo tutto il diritto di importunarlo a ogni ora. Così, in qualunque mattina di sole in cui non venivo ficcata sul pullman dell’asilo, dopo un paio di ore di noia casalinga con mia madre e la nonna, prendevo il sentiero fra i campi e piombavo a casa di mio cugino come un fulmine di guerra. Ovviamente lui, che era più sano di mente di me, dormiva. Mentre gridavo nel mezzo dell’aia il nome di mio cugino con tutto il fiato dei miei polmoni pre-scolari mia zia compariva sulla porta ridendo. Ricordo i suoi ricci e i suoi orecchini, due spessi cerchi d’oro dentellati, per me simili a due rondelle di maccherone. All’epoca i miei termini di paragone erano quasi tutti culinari. Lo sono anche oggi, in effetti.

- Sei venuta a giocare? – Domandava con la sua voce sottile e un po’ roca.

- Eh sì! -

- Ma tuo cugino sta ancora dormendo… -

Seguivano drammatiche manifestazioni di sconforto.

- Lo sai… è un pigrone -

Boccheggiavo davanti alla solennità di quella affermazione. Sì, era un pigrone. Chissà quando si sarebbe svegliato. Chissà quando avremmo giocato. Lo sconforto mi dilaniava.

- La vuoi una fetta di pane e nutella? -

Lo sconforto si dileguava.

Lei sorrideva e mi accompagnava in casa. I suoi figli maschi, specialmente il più grande, hanno un sorriso molto simile al suo. Quindi, mi ricordo il suo sorriso, i capelli arricciati, gli orecchini e la voce. Non so se è abbastanza. Ricordo che in alcune movenze lei e sua figlia erano uguali. Ricordo quanto era orgogliosa delle figlia, che era una bella donna e per lei era bellissima. Ricordo tante cose con dentro il sole e non voglio pensare a oggi che il sole non c’era ed eravamo tristi e lo zio aveva gli occhi rossi. Ti ricordo con il sole a picco sull’aia, o schermato dalle tende della casa nuova. Ricordo la tua risata e quella della tua figliola. Ricordo il Sole.

Il Giudizio

image

Gli occhi sono il punto focale. Gli occhi muti e i corpi magri.
Sto facendo qualche indagine sulla condizione che ho sfiorato (beh, forse l’ho più che sfiorata) da ragazzina e mi perdonino i cuccioli di  Satana (Satana è il gatto bianco con gli occhi obliqui a cui diamo da mangiare in montagna) se li uso per rappresentare i miei demoni. In fondo, vista la loro ascendenza hanno poco da lamentarsi… queste bestie ingrate!  Ma il buddismo insegna che non è obbligatorio sentirsi grati per aver ricevuto un favore, quindi i gatti si limitano ad essere loro solito gli animali più buddisti e zen del creato. Ma sto divagando.

Sono perfetti con questi loro occhi come pozzi oscuri, le loro bocche invisibili e la severità del loro musetto ossuto per dare corpo agli occhi giudicanti e muti che percepivo allora. Gli occhi che vedono la tua indegnità, gli occhi che biasimano la tua volgarità, gli occhi che giudicano la tua grottesca deformità. Non ci sono fauci dentate che possano fare più male degli occhi. Gli occhi severi delle ragazze perfette. Delle donne impeccabili, tutte le donne che non puoi essere tu. Tutte le sorelle cui non somigli, per cui sei vergogna e scarto.

No, non è una questione di cibo. E’ una questione di identità. E non è una questione di bellezza. Tu non sei brutta, sei deforme. Non sto parlando poi solo di occhi esteriori; sono profonda, la malattia è profonda, fa dei discorsi saint-exupéryiani: vede con il cuore la tua intrinseca indegnità. La tua connaturata deformità. Tu non sei solo disgustosa da guardare, tu sei oscena in ogni tua manifestazione. Per questo quando la malattia ti possiede non è solo una questione di cibo proibito che hai ingerito. Non è solo per questo che ti devi punire. Tutto ciò che tu fai al di fuori del contegno richiesto merita una punizione. Tutto ciò in cui non hai esercitato controllo. Controllo.