Diario: postille colorate

Sono giorni interessanti e difficili. Ho fatto un’altra cosa che non è da me: all’interno di un gruppo ho avuto un’idea e l’ho messa in pratica. Non l’ho suggerita al più carismatico, non ho atteso che venisse anche a un altro e che lui agisse. Ho detto e ho fatto. Domani sera assisterò a un concerto. Poi passerò due giorni fuori casa, tornerò e voglio organizzare domani gli impegni del week end. Sono sempre io?

Tu sei molto molto preso e mi ringrazi perché ti sono vicina. E’ bello che tu lo faccia ed è anche giusto, non si può dare tutto per scontato. Ti rispondo però che questo è il mio modo di fare e di esserci. So che tu faresti lo stesso per me. Se non capisco quando hai la testa altrove e non ti appoggio e non ti abbraccio quando affronti qualcosa di difficile non siamo una coppia, ma due che consumano del tempo insieme ogni tanto. E’ una postilla alle nostre parole di stasera, una caramella sfuggita dal fondo del sacchetto, un pensiero colorato per te.

Diario: nascere nel ’76 (e crescere fra Maia e Maya)

Si sveglia il mondo, lo accarezza il sole                                                                                                                                                                       si sveglia l’ape Maia dentro un fiore…

Un inizio pieno di per una piccina che viene allevata (come i pulcini, i paperi e i vitelli) in una cascina che si chiama Sole. Nella seconda metà degli anni ’70 le campagne dell’Italia del nord avevano ancora qualcosa di poetico e filari di alberi costeggiavano i confini dei campi, ombreggiando ruscelli e canali di irrigazione. Le notti d’estate vedevano ancora comparire le lucciole e la mamma diceva di non avvicinarsi alla riva del fosso, cosparsa di mughetti bianchi, perché sul fondo la Veja Rampina (vecchia Rampina) aspettava i bimbi per afferrarli e trascinarli via con sé. La bimba però è curiosa e passa le ore a fissare le rive sperando di vederla, ‘sta vecchia!

Da piccola anche io avevo occhi sorridenti e ali trasparenti da apetta: mi spuntavano dalla testa, perché la fantasia era troppa per tenerla dentro. Se la strega del fosso mi avesse tirato sotto me la sarei cavata, ne ero certa.  Ero coraggiosa come l’ape Maia e la vecchia non poteva essere peggio di Tecla! Quante meravigliose baggianate avevo in testa. Erano tutte pane e miele per il cuore di una bambina. Sarà dall’ape Maia che mi è arrivato l’istinto di rispondere ai soprusi con i ceffoni? Dai 7 ai 15 anni mi sono azzuffata 2 volte con dei maschi e uno troppo grosso l’ho insultato davanti a tutti.

A quei tempi, non so che accada ora, le bambine potevano essere coraggiose, forzute, testarde e curiose e potevano anche essere un po’ tozze e buffe. Tutto merito della Contestazione? Chi lo sa? A me pare di essere cresciuta diritta. Pippi Calzelunghe sarebbe soddisfatta di me, anzi, direbbe che qualche ceffone in più non avrebbe guastato. Quanto ad Arale

Poi capitava di crescere, di trovare Maia sempre simpatica, ma un po’ infantile. Sapete, l’eta meravigliosa in cui sei un soldo di cacio, non sai cosa significhi “diventare signorina”, ma potresti dare ordini al primo ministro in scioltezza? Non l’avete vissuta? Oh, mi spiace. Beh, a quell’età noi ragazze di metà anni ’70 abbiamo fatto la conoscenza di Oscar François de Jarjaye e questo non ci ha fatto capire molto bene cosa significhi “diventare una signorina”: forse che non puoi più entrare nella Guardia Reale?

Diventate signorine, Lady Oscar non ci filava più molto e così dovevamo rivolgerci a eroine più umane, in particolare una che una specie di Lady di Ferro la incontrava, e come noi ne era affascinata. Sto parlando di Maya e del suo fatale incontro con la Signora Tsukikage. A partire dal quel giorno di temporale la vita di Maya cambia per sempre, la signora la prende come sua protetta e lei le si affida completamente. Un’adesione ai valori dell’anziana donna che ha qualcosa di folle, ma che ben spiega cosa si possa fare per inseguire una passione che non lascia pace. (Sì, Maya è appassionata, Moemi. E’ anche fuori come una gargolla, ma è appassionata). Maya è anche la storia di un amore che non può essere rivelato, e anche questo dice molto dell’adolescenza e delle passioni inconfessabili. Come due ragazzini, Maya e il suo ammiratore ingaggiano una battaglia di ruoli e maschere, dove lui non vuole svelarsi e lei non accetta di capire la verità sul suo ammiratore segreto.

Noi siamo cresciute così: tra api ribelli alle leggi dell’alveare, curiose e coraggiose, robottine forzute, donne travestite da uomo, ragazzine che comandano pirati, ragazze coperte da stecche di bambù, vecchie esaltate. Erano tutte femmine irregolari, irragionevoli, inimitabili, ma avevano una tensione verso la meta, verso il sogno, verso l’ideale, che ancora oggi ci fa camminare diritte, anche senza bambù.

Fuga dal posto fisso – giorni 4 e 5

Talvolta andare a portare una notizia in famiglia è come andare dal medico: sai quando vai e non sai quando torni.

Sono partita convinta di fare una toccata e fuga nella giornata di ieri, domenica, per dare un colpo secco stile ninja ai miei genitori e poi lasciarli a riflettere e a riprendersi dalla notizia che ho lasciato il mio lavoro, il mio bel posto fisso, e invece non ho potuto. Ma non è stato per i drammatici motivi che potete supporre. Con ordine.

Domenica prorompo in casa “Trema” mentre mia madre già sparecchiava il desco. Mi sono seduta accanto a papà. Ho fatto battute per acclimatarmi e poi, alla domanda: come va con il lavoro mi sono decisa.

La faccia mi si è piantata da sola sulla tovaglia cosparsa di briciole.

La voce ha iniziato a saltellare.

Le lacrime hanno fatto toc – toc sugli occhi

- Dovete sapere che… sapere che … insomma… io …-

-  Ti sei licenziata -

- Eh? -

- Ti sei licenziata -

- Dimessa, sì -

Sospiro di sollievo di mio padre, sguardo da “lo sapevo prima di te” di mia madre e in coro il mio Duetto Cetra solfeggia:

- E – va – beh – l’importante – è  - che – stai – bene -

Li guardo stranita, ma già le lacrime vengono risucchiate indietro, torno a respirare e mi si affaccia alla bocca un sorriso.

- Sì, sì, sto bene -

E da lì si parte. Spiego le mie ragioni, cosa vorrei fare adesso, le mosse che sto preparando, i giorni di preavviso che mi restano. Spiego a quanto dovrebbe ammontare la mia liquidazione per 3 anni di lavoro e spiego che ho altrettanto in banca, ma non sembrano ascoltare molto: mia madre lava i piatti nel cucinino e mio padre si tiene un ginocchio con la mano. Aggiungo che ho deciso di frequentare dei corsi di aggiornamento, sto per spiegare che se andasse male farei questo e quello quando mio padre trova un buco nella mia argomentazione e dice:

- Allora, visto che ti se dimessa, resti con noi un giorno in più, no? Non c’è fretta! -

Mia madre blocca lo sbatacchiamento dei piatti e si gira: – Per un giorno ti dicono qualcosa? Non avevi delle ferie? -

I maestri del contropiede: come ho potuto scordarlo?!

E così sono rimasta, a parlare con loro, a riposare, a farmi coccolare. Nel frattempo penso che in passato non avrebbero reagito così con me, ma penso anche che, almeno ogni tanto, anni di serietà e impegno pagano qualcosa. Penso che devo proprio avergli dimostrato di essere responsabile e di sapere cosa faccio se reagiscono così. Penso che questo è un altro dono di questa decisione e che sono felice una volta di più di averla presa. Adesso dovrò dimostrargli di essere coerente con questa immagine, di non tradire questa fiducia, ma averla mi fa volare. Siamo proprio una bella famiglia. Lo siamo.