Passi nella neve

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Non smetterò mai di camminare con te, nella neve, sui prati, fra le auto. Ogni discussione che facciamo non tocca mai il nucleo del mio voler restare al tuo fianco. Non sono diventata all’improvviso una Biancaneve con due prosciutti sugli occhi, sei tu che appiani ogni mio timore. In tutto quello che siamo e che facciamo conta il desiderio di voler restare insieme, di voler condividere. Non sono ancora rilassata quanto vorrei ma ogni volta che sono felice vorrei dirtelo mille volte e tenerti stretto quanto possono le mie braccia minuscole. Così premo e squittisco e lo so che il messaggio arriva.  Ti sento oramai.

Abbiamo fatto tanta strada insieme. Un po’ macinando chilometri, un po’ sognandoci a distanza e, lo confesso, pensandoti anche quando non avrei dovuto. Ti ricordi che è stato tutto un gioco del caso? Un biglietto a cui sono passata davanti e che sono tornata indietro a leggere. Un biglietto che tu non avresti mai messo lì dov’era. Non ci siamo innamorati allora, ma senza quel biglietto non ci saremmo mai incontrati. Dopo quel giorno ci siamo messi d’impegno a lasciar perdere, a pasticciare le cose, a prendere altre strade. Come due delle tre scimmiette: io non sentivo e tu non volevi vedere. Però ridevamo un sacco. Ridevamo tanto che la mia coinquilina piombava nella stanza gridando che per colpa nostra non riusciva a studiare. Di ridere non abbiamo mai smesso e anche di stare bene insieme. Ce l’abbiamo messa tutta a fare finta di niente e tu sei stato bravo a convincermi che no, non c’era nulla, non poteva andare.

Non era così. La mancanza si sentiva. Io ho sofferto. Tu hai sofferto. Poi hai deciso che era il momento di lanciarsi ed io ho risposto come se non aspettassi altro. Stare con te da quel giorno ha significato tornare a credere un po’ alla volta nei sogni di quando ridevamo insieme. Un passo alla volta, un sentiero alla volta, sto tornando a sorridere come allora. Sto tornando a crederci come allora. Perché se tu mi dici che si può io so per certo che si fa.

Breakfast of the champion II – the revenge

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Un tempo non pensavo che avrei mai aggiunto alla colazione l’ovetto alla coque, ora ho proprio sostituito marmellata e miele con caprino e ribes e mi chiedo se sono sempre io. Capisco che il discorso sembra ozioso e che qui l’autore si sta un po’ analizzando l’ombelico, ma la domanda è più generale. Quanto le vostre abitudini alimentari fanno parte di voi? Quanto vi sentite rappresentati da un cibo, da un rito mangereccio, da un certo odore il mattino appena svegli?

Per tanto tempo il profumo del mio mattino è stato l’odore di latte e caffè mescolati insieme dalla mia mamma e ancora prima, quando andavo a scuola con la mia cartella rossa (ah l’odore di cuoio e pastelli quella cartella!) era odore di latte e… polverina al cacao di cui non faccio il nome, quella in cui trovavi in regalo le macchinine che correvano per davvero! Yeah!

Caffellatte e biscotti secchi, un terzo della mia vita. La fase 1: l’infanzia, la nonna, i cartoni animati.

Per un altro terzo, dopo i più improponibili intrugli da adolescente in lotta fra peso e gola, mi sono stabilizzata su tè di vario colore, fette biscottate integrali e marmellata e/o miele. La fase del “decido io cosa mangiare, mamma!” e anche del “la colazione la farei durare ore perché mi fa pensare a casa, a te e papà

Per il terzo in cui mi trovo a vivere, la fase 3, dopo altri innominabili intrugli, ho piano piano introdotto elementi nuovi, allontanandone altri dalla colazione della fase 2.  Tipo, abbandonare la marmellata non era in programma. La marmellata mi piace e tanto. Ma mi servono proteine. Così, dopo aver salutato il pane, che oramai mangio solo fuori casa, e aver drasticamente ridotto la pasta (lo sai che ti voglio bene, baby, sei il mio rifugio ma la vita… le cose… sono fatta male…) è iniziata la spontanea mutazione della colazione.

Come per la creazione dell’universo è partito tutto da un uovo. Perché ho subito adorato l’uovo alla coque e dopo l’uovo la voglia di marmellata alla pesca ogni mattina era sempre meno. Così gli ho affiancato di volta in volta del prosciutto cotto, della bresaola o del crudo di parma. Una fettina. E poi è toccato al formaggio. Quando ho scoperto che il caprino, ricco di fermenti lattici, poteva farmi risparmiare l’ingollo dello Yakult (costosetto anzichenò) l’ho timidamente provato con una fetta biscottata ed è stato amore. Ho aggiunto il ribes (il cui zucchero è fenomenale se avete fatto amicizia con la cistite e torna un po’ troppo spesso in visita) e ho raggiunto l’estasi. Inoltre, come speravo, il maggiore apporto proteico ha portato una programmata impennata nelle prestazioni in palestra: finalmente sollevo un poco di più e corro meglio. Colazione casalinga perfetta nr. 3, faremo una lunga strada insieme.

Perché questa è la fase in cui non contano solo le voglie, in cui ci si sente responsabili di qualcosa, di qualcuno, di un progetto. Non so se sono adulta ma in fase 1 avrei detto che questa è una colazione “da grandi”. E voi che fate per colazione?

Per Natale mi basta

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Che desidero, che voglio per Natale? Il giorno atteso sta per arrivare.

Mi basta davvero per quest’anno averti ancora tutto un altro anno.

Mi basta ammirare luci in un negozio,

camminando insieme un giorno d’ozio

Mi basta tanto cibo da bambine,

cotoletta, salse e patatine.

Un poco d’aria fredda attorno e sulle guance

che finalmente prendano color d’arance.

Mi basta andare al solito posto per la torta

se tu sei l’orso principe che mi ci porta.

Mi basta stare altre sere stretti abbracciati,

accrescendo d’altri baci quelli appena nati.

Nina non segue un metro, la poesia devasta

ma se tu sorridi questo a me MI BASTA.

La mia mamma è del ’39

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La mia mamma è una vecchina piccola piccola e magra magra che sembra legata con le rughe e da giovane era un soldo di cacio svelto e sempre al lavoro. Dicevano: “l’è apena le e sentement” per intendere che era tenuta su dalla tenacia. Ha sentito urlate su urlate dai fratelli, visto che erano orfani e lei si occupava da sola di una cascina con 8 contadini da sfamare e tenere puliti e non è mai arretrata di un passo. Piangeva solo quando nessuno poteva sentire. Certo, non l’hanno mica sempre trattata male e pur minacciando ceffoni, perché pare che allora l’autorità passasse solo così, non l’hanno mai toccata. Ma una cosa mi diceva sempre e in parte mi ripete ancora: “Se qualcuno mi minacciava gli rispondevo: avanti, dammele… ma poi prega il signore di non addormentarti più. Perché nel momento che non te l’aspetti, quando anche se sei più grosso non conta… te la becchi!” 

Forse non è la cosa migliore da dire a un violento e forse a mia madre è andata bene perché in realtà non aveva a che fare con dei disturbati ma “solo” uomini abituati a fare la voce grossa. Certo è che anche le minacce fanno tremare i polsi. Anche quelle sono violenza. Beh, davanti alle minacce mi ha insegnato a non abbassare la testa e soprattutto, mi ha insegnato che se pensi di avere ragione non devi arretrare, non devi mai lasciarti convincere da loro che sbagliata sei tu. E per fare tutto questo, unica donna in una cascina di otto uomini, di cui era la sorella, ma anche la mamma e la cameriera, in un mondo dove anche le zie le dicevano che i suoi fratelli erano uomini e quindi avevano sempre ragione, in un paese dove siccome tua sorella si sposa incinta anche tu devi essere “facile”, lei si è guadagnata e ha portato con orgoglio l’epiteto di “cattiva“. Se qualcuno al cinema allungava una mano e doveva ritirarla di corsa con un livido viola esclamando, appunto, “cattiva”, rispondeva: “Meglio cattiva che le mani addosso! E se non ti piace stare seduto qui… vattene!”

Per fortuna che quando dissero a mio padre: ”Ti piace quella? Guarda che è cattiva!”

Lui che era un uomo rispose: “Meglio se è cattiva! Vuol dire che si fa rispettare” 

Pensateci la prossima volta che vogliono farvi fare le vittime.

 

Wor – king position

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Amo la mia finestra. Da qui ogni giorno mi affaccio sul mio angolo di mondo, lavoro, mi dispero, continuo la lotta con quel famoso nemico: IO. Non ho ancora smesso. Mi sembra la frase finale delle puntate di Jeeg – Robot d’acciaio: “una battaglia è stata vinta, ma la guerra non è ancora finita”. O si trattava del Daitarn? Ecchenesò, mia madre a 6 anni me li ha proibiti tutti i robottoni! Deve essere iniziata allora la famosa infinita guerra. Così, ogni tanto vinco una battaglia e mi sembra che il corso generale dello scontro volga a mio favore, ma, in fondo, si sa che la guerra non è ancora finita.

Non posso accettare che va tutto bene? Non posso credere che farò bene il mio lavoro? Non riesco a convincermi ogni volta che mi dicono: OK? La guerra non è ancora finita. Ma quanti Yamatai ci stanno ibernati come findus nel congelatore di una mensa scolastica? Temo un bel po’.

Mi spiace che qui in Italia non passino gli spot dell’orso polare che vive dentro il frigo per conto della Birds Eye (sempre la Findus) magari me lo sognerei che combatte gli Yamatai al posto di Jeeg o accanto a Jeeg. Per adesso ho solo Miss Poniebubble, Jack Skellington e Ninatchka, insieme al sogno di tornare presto in montagna a fare l’albero di Natale. Ho una attesa e una finestra e ok, sì, è vero: ho anche un mare di coccole. Adesso smetto se no mi picchiate. Buona notte ^_^

Paesaggi felici e fiumi gelati

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È un momento solo in cui realizzi di colpo che tutto è perfetto: l’aria, la luce, il riflesso sull’acqua e anche il gelo nel respiro. Un momento in cui capisci che stai vivendo un momento bellissimo ma per esserne degna, per poterlo cogliere davvero, che significa anche superarlo, consumarlo e passare oltre, dovrai dare il meglio di te. Un momento in cui ti domandi: bastano 24 ore? Non è che dovrei dormire di meno?

Ci sono cose a cui non puoi rinunciare, perché sai che se non avessi affrontato quelle piccole sfide non saresti la persona che ora si incornicia in questo momento perfetto. Ci sono le ore di sonno, quelle per la preparazione e consumazione dei pasti, l’igiene personale, quella domestica, il mantenimento in stato vegetativo di uno scorcio di vita sociale e privata. Torna la domanda? Mi bastano le ore?

Le faremo bastare. Il momento è troppo bello. L’aria è limpida, il cielo vibrante di luce, il fiume scintilla e fa quel freddo boia che ti fa sentire viva e ti fa percepire la sfida: ce la farai? Pensi di essere in grado, signorinella?

Adesso vediamo monte, adesso vediamo.

Il divismo della community manager

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Sì, stavamo per congelare e no? Non la trovate molto in mood con l’ultimo James Bond?

Guardate che noi si è sofferto per davvero! Dalle 10.30 del mattino, aspettando che il sole si degnasse di comparire in valle, sino alle 19.30. Perduti, e (pregando fortissimamente per questo) non visti (avrebbe rovinato giusto un filo l’atmosfera): abbiamo invaso il mulino che ha ispirato il videogioco “Anna” per le riprese dal vivo di un nuovo trailer. Una cosa mai fatta prima, da noi. Io ero lì per documentare le riprese e me lo sentivo che di riffa o di raffa il mio spirito narcisistico avrebbe trovato un modo per farmi entrare in una foto. Quindi, complice il tecnico delle luci che ha lasciato solo per 20 secondi uno specchio… taaaac! Eccomi con il mio cellulare frankenstaniano e il ditino semi-congelato a immortalare la mia effimera presenza sul luogo del delitto, con la speranza che la mia esistenza non finisse a labbra viola in mezzo alla neve.

Dovete sapere, perché lo DOVETE sapere, che in montagna si sta proprio bene in una limpida giornata di novembre, con l’adeguata copertura e sotto il sole battente, ma che non appena il gioioso astro velocemente compie il suo giro dietro i monti, oppure vi tocca scattare foto su foto dentro un umiderrimo mulino abbandonato, il mondo prende tutto un altro colore, insieme alla consistenza delle vostre dita, che si fa legnosa. E iniziate a guardarvi attorno cercando Zanna Bianca. Da qualche parte sarà, perché chi altro se non un lupo potrebbe apprezzare quest’aria frizzantina a -4 C° per 9 ore?

Ma ce l’ho fatta. Purtroppo per i miei 5 lettori (sì, son cresciuti; ho cooptato un paio di zie) sono sopravvissuta al gelo, alla paura, alla stanchezza e anche al fiume (sono scesa al fiume per riempire un secchio e NON sono finita in acqua… forse la Probabilità era congelata più di me). Però non ho resistito, e quindi, fra le 72 foto scattate per l’album del backstage eccomi nel mezzo di uno specchio, con il poco sole rimasto a indorare gli alberi sopra la mia testa e le informazioni turistiche alle mie spalle. Come dire, un’esperienza temprante. Caldo – caldo – caldo/gelo – gelo – dolore agli arti!

Nessun regista, attore, tecnico luci, Ale/lead programmer o Nina/community manager sono stati maltrattati durante le riprese… se non per loro espressa volontà (“Volete fare una pausa?” “Ma nooo!”) E tutti sono rientrati nelle rispettive calde dimore con il girato.

Bene, ora 3 ore di doccia bollente non me le toglie nessuno. Arrivederci al disgelo.

 

E all’improvviso arriva Ninatchka

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E’ allegra. E’ incontenibile. E’ inarrestabile. E’ Ninatchka, la mia controfigura in feltro con abito gothic e cappello da VIII Arcano (La Forza). E’ sbucata da dentro il pacco di regali di una carissima amica che non riesco ad abbracciare spesso quanto vorrei e non appena ha visto Miss Poniebubble si è lanciata su di lei al grido di: – Caaaaaarisssssimaaaaaa! Ho sentito così tanto parlare di te! -

Non è possibile la via diplomatica con Ninatchka e nemmeno darle del lei. Ha già imposto a tutti di chiamarla “NinaT” e ha fatto il giro delle presentazioni in un quarto d’ora. Come c’era da aspettarsi Lord Skellington si è dato alla macchia in un baleno. Oh, ma non le sfuggirà a lungo. Anche lui si troverà un rossissimo bacio stampato sul cranio pallido con tanto di schiocco.
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Amori felici astenersi

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La tua rosa è sempre bellissima

Sembra strano non sapere che dire alla domanda: – l’amore come va? -

Dopo il “bene” tutto il resto non sembra raccontabile. Si raccontano forse le storie d’amore felici? Dopo il “Vissero felici e contenti” c’è ancora qualcosa che vi va di sentire? Da parte del pubblico un interesse inesistente, per chi lo vive ingenuo pudore.
Lui vive qui. Tutto va bene. I progetti sono tanti, ne nascono di nuovi ogni giorno, tanti che sto dando vita a delle liste:

- luoghi da visitare

- ricette di dolci da provare

- film da vedere

- regali buffi

- il divano del male definitivo totale

- ehm…

Mi ricordo il passato, i racconti alle amiche, e più li passo in rassegna, più mi accorgo che erano lamentazioni e problemi oppure tante paranoie sul “noncapiscoseglipiaccioono”. Le paranoie sono cose che non dovrebbero esistere e questa particolare sotto-categoria è ancora meno sensata delle altre. Oddio, non sono completamente guarita dalle paranoie, la categoria inutilerrima in particolare, ma mi fanno perdere molto tempo che dovrei passare a scrivere, a studiare, ad allenarmi, a farmi bella o ad abbracciarlo sospirando.

Il lavoro e l’attività fisica sono un buon antincendio per molti fuochi da sega mentale: avete presente quando si accende il fuoco con il bastoncino, la paglia e lo scorticamento della mani? Un lavoro che mi appassiona, un allenamento che mi soddisfa e uno studio che ho intrapreso per migliorare il mio lavoro, quello appassionante, mi fanno abbandonare bastone, paglia e tutto quanto. Ok, non funziona sempre ma i successi stanno aumentando.

Come raccontavo tempo fa, il nemico sono sempre stata IO e ogni tanto mi metto ancora a spingere quella porta che va tirata, quella dietro la quale dovrebbe esserci il boss di ultimo livello pronto a farmi fuori e invece nichts. La cosa più difficile in assoluto da fare è smettere di combattersi. Smettere di credere ai propri schemi mentali di insuccesso. Ma i discorsi incoraggianti valgono poco. In fondo, sono un altro tipo di sega mentale. Frrrr – frrrr – frrrr e mani che si scorticano e allentamento posticipato e lavoro arretrato e niente abbracci sospirosi o piega ai capelli. Ci sono momenti in cui l’unica mossa vincente è smettere di giocare. Mentre stai proiettando nella tua mente il film del tuo prossimo insuccesso/successo/tradimento che subirai/vendetta che servirai come pane per focaccia il tempo scorre e per stare davvero bene l’unica è mollare il proiettore, lasciare che la pellicola bruci e metterti a fare qualcosa con tutta la concentrazione possibile sul presente. E’ anche una cosa molto zen. Dico, focalizzare il presente, viverelo immergendoti totalmente in esso e non sentire altro.

Ma cosa volevo dire? Volevo dire che va tutto bene, con l’amore. Volevo dire che se nessuno dice nulla dopo “vissero tutti felici e contenti” è che si è troppo impegnati a vivere, a baciarsi, a cucinare, a bisticciare e subito dopo fare pace per mettere giù due righe. Mi spiace non lasciare insegnamenti, ma non ci sono discorsi da passare, esempi da seguire. La strada proprio non c’è, però a creare un sentiero nell’erba siamo buoni tutti: basta camminarci.

La tua rosa è sempre bellissima e siccome stasera non ho passato ore a scrollare la rotella del mouse sulla pagina fb ho caricato le foto, copiato gli appunti, aiutato un’amica, trovato il nuovo taglio di capelli e adesso infilo il pigiama e ti mando un bacio :*

Forma e forme

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Tiro un po’ di somme e faccio un paio di riflessioni.

Io vado in palestra quasi tutte le mattine ma all’inizio non ci credevo per niente. Per me la situazione del mio corpo, per carità non pessima ma neanche perfetta, era un dato stabile e immutabile. Pensavo che tuttalpiù mi sarei un po’ assottigliata e si sarebbero un po’ limati certi cuscinetti non proprio omogenei (ehm – ehm). Non è accaduto nulla di tutto questo. Credo siano convinzioni simili a fregare in partenza molte persone con problemi di forma più gravi del sedere a pera kaiser. Non esiste nulla di fisso e determinato nel corpo. Esiste nella mente, ma non nel corpo. Esso è quanto mai plastico, in modo insospettabile in tutte le età.

Quindi, il mio corpo ha reagito all’attività fisica e la mia mente ancora oggi fatica a stargli dietro.
Come dicevo, le gambe non si sono assottigliate. Si è snellito il ginocchio. Me ne fosse importato qualcosa?! Nella rotondità uniforme delle mie cosce tanto apprezzata da mia madre (sorry mamy) si sono scavati piano piano degli avvallamenti in costa ai muscoli, che si sono gonfiati. I cuscinetti tanto odiati hanno iniziato la smobilitazione dai fianchi con tutta la calma di questo mondo e _senza_ livellarsi. Ma proprio per niente eh?! Ogni due tre giorni ne sparivano dei “tocchettini”. Vabbeh… anche loro spediscono a pacchetti come Gmail. Nel frattempo i muscoli hanno iniziato a gonfiarsi in altri punti, in modo omogeneo, gradevole alla vista e… non so come dire… dando al tutto un’aria di maggiore forza. Forza, sì. Adesso capisco come si formano le gambe delle ballerine di mazurca. Danza orrenda, cosce di granito.

Nel frattempo il mio addome ha deciso di sparire. Ho scoperto che prima che in zona addominale possa indurirsi/tonificarsi qualcosa si sbaracca il grasso. Ecco. Sono allibita: ho idea che fosse tutto grasso. Mentre faccio “il ponte” tasto i muscoli con le mani per controllare la postura e non non mi trovo l’addome. E’ più in dentro di dove lo cerco. Mi viene in mente il character design di Aeon Flux e Alexander.

E mi viene in mente anche un’altra cosa: la mente non sa niente del corpo. Ma proprio niente. Tutto quello che un non sportivo pensa del proprio corpo sono cianfole. Il corpo è un’altra cosa. Primo: è molto più resistente di quanto pensiamo. Parecchio di più. Secondo: gli piacciono la fatica e il sudore. Laddove lo studio sul momento vi devasta e volete solo dormire, la palestra vi rende appagati, allegri e svegli… nell’immediato. Il giorno dopo un po’ meno, ma basta rimettersi in moto e alé, passa tutto. Terza cosa: voi non sapete che forma ha il vostro corpo, semplicemente perché non ne ha una sola. Voi gliene date una e credete sia predeterminata e, invece, di determinato nel corpo non c’è nulla. Il corpo è vivo e non per scherzo. Il corpo si rinnova e la mente… annaspa. Perché lei vive di modelli, di abitudini e di preconcetti e mentre il corpo lavora lei deve crearsi un’altra immagine di voi stessi e… non ci è abituata.

Ecco, solo per fare un bilancio, ora che taglio il traguardo dei 36 anni, di quanto poco ho imparato.