Frammento 1

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

Silenziosa luna?

G. Leopardi, Canti

 Siccome non aveva meglio da fare che guardare cartoni animati, Kat aveva spedito Nena col Biondo a  fare rifornimenti di schifezze per passare la nottata. Non avrebbe mai mandato una delle ragazze da sola col Biondo, ma Nena era abbastanza bambina da passarla liscia. E adesso la stramba coppia camminava per le strade buie dell’inverno cittadino: lui avvolto nella pelle nera e lei nella tela jeans, le chiome voluminose di entrambi uscite da un manga. Quella di Nena, di un castano scuro vicino al nero, la coronava come una dea egizia, mentre i capelli del Biondo si ergevano verso il cielo, lucenti come una fiamma. Una signora anziana incappottata sino al mento esitò, incrociandoli sul marciapiede.

Era quella megera della sciura Ceciotti, divulgatrice di maldicenze, affogatrice di gattini e rovo nel fianco delle nuore, che si trascinava verso casa con un’anca andata ai matti per l’umidità di quella sera. In altra occasione avrebbe apostrofato il tizio secco e rimproverato la sgualdrinella che lo seguiva, ma Nena le cedette il passo sorridendo, così la signora rispose con calore, senza pensarci, e continuò verso casa lesta lesta e più diritta.

Il biondo guardò Nena dall’alto del suo fisico sottile a lungo e gli tornò in mentre come fosse apparsa dal nulla una settimana prima in fondo a una strada buia, mentre tutti loro camminavano fuori dalla stazione della polizia con una stretta allo stomaco. Gli investigatori li avevano tempestati di altre domande su Tissy, su Vigo, sul gioco. No, non sapeva dove potesse trovarsi Tiziana Bastoni, detta Tissy. No, non aveva conosciuto Vittorio Reni, detto Vigo. No, niente droga, solo voglia di rimorchiare. Come: “in che senso”?

Scosse la testa scrollando via i ricordi come un cane fa con la pioggia e girandosi vide che Nena lo osservava con una mano sulla guancia e le sopracciglia alzate. Era proprio piccola.

– Mister Meraviglia, quanto vorresti camminare ancora? –

– Mister cosa? Dovresti avere più rispetto signorina. E… magari parlare come gli altri della tua età –

– Nessuno qui ha la mia età – disse con grazia.

Era proprio piccola e bella. Piccola in modo fastidioso. Incrociò le braccia e la fissò.

– Mi fai sentire vecchio –

– Lo sei –

Lo pronunciò con le labbra a petalo di rosa e un sorriso, guardandolo da sotto in su con l’ovale pallido illuminato dalla luna e Hila, che a nessuno aveva detto il proprio nome, pensò che era bella e intoccabile, come la sua Signora.

– Hila? –

– Sì? –

– Siamo arrivati –

Il biondo seguì il pollice rovesciato della ragazzina e vide che alle sue spalle un negozio offriva dvd e schifezze per tutti i gusti.  Entrarono per la felicità di Kat.

Presero: un film chiassoso da mal di testa, uno deprimente al suicidio, qualche pacchetto di caramelle gommose, qualche altro di popcorn e una chilata di gelato. Nena si offrì di aiutare e il Biondo le fece portare una busta di soli popcorn. Prima di uscire dal negozio si era  conquistato in ordine inverso: il numero della cassiera, quello di una donna-manager in trasferta e quello di una tizia tettona e minigonnata accompagnata dal fidanzato. Nena era orgogliosa di lui.

Nella strada verso casa, quell’accampamento di amici più o meno sconvolti che non riuscivano più a separarsi, Nena procedeva davanti con il nasino per aria senza proferire parola. Il Biondo la guardava a sua volta senza parlare e poi qualcosa scattò in lui e si fermò di botto. Gridò.

– COME LO SAI? –

La piccola si fermò senza girarsi.

– Andiamo Hila, Kat ci aspetta –

– Sì  ma… –

– Hila, non fare domande e accompagnami, per favore – e riprese a camminare.

Il Biondo chiuse di scatto le mandibole rimaste aperte e si rimise in marcia dietro di lei. Camminando dietro quella piccola schiena diritta e quei capelli lucenti come metallo, stava iniziando a macinare nel cervello l’informazione che qualunque cosa la ragazzina gli chiedesse, non poteva impedirsi di farla. Meglio di un generale gesuita, lo faceva ubbidire come “corpo morto”. E questo nella sua particolare filosofia di vita non poteva significare che una prima cosa e forse anche una seconda. Prima: era nei guai. Secondo: poteva essere che il suo vero amore avesse 13 anni. 


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