L’UOMO CHE NON POTEVA AMARE 4 – BAMBINO DALLA TESTA TONDA

Le infermiere hanno da poco sistemato i letti e portato via i resti delle colazioni, quando l’uomo col cappotto fa il suo secondo ingresso in corsia.  Due signori sulla sessantina che condividono la stanza con il nostro amico ciuffato lo annusano da dietro i giornali – griogiorosa uno, bianconero con caricature l’altro – per quella scia di tabacco e dopobarba andato a male che lo anticipa e lo presenta al mondo.

– Ecco, torna il mostro Numero 2! – dice Giorgio, facendo spuntare il su nasone a cetriolo.
– No amico, questo è entrato dopo ma puzza di capo, il mostro numero 2 ce l’abbiamo in stanza –
Precisa Guglielmo, che lo squadra dall’alto della sua immensa fronte, tanto immensa che nessun capello osa delimitarla, giusto due siepi la adornano sui lati di una piazza commemorativa.
– Oh, ma anche ciuffettino qui è bravo a fare la carogna! L’ha fatta piangere per bene la bella signora che lo vegliava mentre lui se la dormiva –
– Carogna! Una ragazza così bella e… –
– Sì, così bella e… –
– Bella e devota! –
– Devota? –
– Devota ai doveri di una brava moglie. Vegliare e accudire e… –
– Ehm – ehm! –
L’uomo dall’imponente cappotto li fissa reggendo la propria valigetta come una pala mentre i loro commenti si spengono
in alterni colpi di tosse. L’uomo dal ciuffo prodigioso fa le presentazioni.
– Capo Tozzo, ti presento i miei compagni di stanza: Giorgio e Guglielmo –
– Com’è che prima non li ho notati? –
– Prima del caffé non si accendono –
– Ah! Invece dopo attacca il Muppet’s Show! –
– Giorgio, di cosa blatera? –
– Cose da mostri! –
L’uomo dal cappotto gargantuesco stringe le nocche sino a che diventano bianche sui bordi della valigetta e gira
le spalle ai vecchietti.
– Hai riflettutto sulla proposta? –
– Più soldi hai detto: che c’è da riflettere? –
– Bravo ragazzo. Quindi niente ripensamenti? Neanche per Gloria? –
– Gloria dovrebbe dimenticarmi: non posso amarla –
– Vedrai che lo farà. Le donne lo fanno bene, e in fretta anche –
– Allora fammi sapere quando i dottori ti daranno la libera uscita. Il tuo primo caso sarà lì ad aspettarti. Ecco, questo è il mio cellulare privato –
– Non mi avevi mai dato questo numero prima –
– Prima non lo meritavi. Scappo – abbaiando verso i vecchi – io ho del lavoro da fare! –
– E noi no! –
– E noi no! –
Ma non li sente, è già nel corridoio, dopo aver quasi travolto un’infermiera nell’infilare la porta.
E’ solo in quel momento, quando l’Uomo cappotto si è allontanato e l’infermiera accenna un saluto verso qualcuno nella stanza che una vocetta sottile si fa sentire di mezzo fra Giorgio e Guglielmo. Appartiene a un ometto sulla settantina, tutto bianco di capelli e con la testa tonda tonda, che sino a quel momento era stato intento a fissare insieme l’estremità di due file di stuzzicadendi incollati l’uno a fianco all’altro.
– Giovanotto, non per interessarmi ai casi suoi, ma forse non sta facendo un buon affare –
– Oh signor Joele, per favore, non ci si metta anche lei! –
– Avanti Joele, illuminaci! –
– Avanti Joele, illuminaci! –
– Zitti voi! – dice l’uomo dal ciuffo prodigioso beccandosi due linguacce che non gli fanno né freddo né caldo.
– Ah ah, lei non ha cuore ed è anche avventato! Il signore col cappotto da Napoleone, là, fa tutto per suo interesse.
Lei accetta per i soldi, ma nelle sue condizioni può non essere il caso di… impelagarsi –
– Ma che condizioni! Io non provo sentimenti! E’ la condizione ideale per un recupero crediti di alto livello! –
– Ah, certo, certo… e la paura, dove la mette? –
– Oh Giorgio, il vecchietto non ragiona male –
– Eh forse no –
– La paura? –
– Eh, giovanotto, la paura. La paura sì. Quella che ti salva il posto dove non batte il sole. Che ti evita di metterti nei pasticci… lei non la prova più –
– Certo che no! –
– Ecco, è fregato! Se non prova paura, se non capisce d’istinto quando la situazione si fa pericolosa: come fa? –
– Non ci avevo pensato –
– Ah lo vedo! Per la carità del cielo non accetti! –
– E perché no? Mi serve solo un assistente, qualcuno che provi i sentimenti che io non provo e sbrighi anche le
faccende noiose. Con quel che guadagnerò me lo posso permettere –
Il vecchio prende in mano altre due pletore di stuzzicadenti incollati e scuote la testa. Non dice altro. L’uomo senza cuore si stropiccia il ciuffo. Giorgio e Guglielmo smettono di confabulare tra loro sopra alla testa di Joele, che sta di letto proprio fra i due, come un Pinocchio fra i carabinieri.
– Signor Joele! –
– Eh? – dice il vecchietto senza alzare la testa dal suo bricolage
– Non è che qui in corsia c’è un’infermiera che le piace più delle altre? Più attenta, più sensibile? –
Il vecchietto interrompe il lavoro, ma non alza la testa e non parla.
– Ma sì, ci sarà qui una ragazza con un intuito più fine verso le esigenze del malato, una che lei considera
particolarmente di buon cuore…-
– Una che ascolta i tuoi sermoni don Joelino! –
– Ohhh sì – interviene Guglielmo – una che fa ciao con la manina dal corridoio! –
Le orecchie di Joele si fanno rosse rosse. I due gaglioffi incrociano gli sguardi a uncino e prorompono:
– A – DE – LA – I – DEEEEE!!! –
– A – DE – LA – I – DEEEEE!!! –

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