Fuga dal posto fisso – giorno 3

Oggi penso ai bambini.

Ho fatto una gitarella con alcune colleghe a casa di un’altra collega, per visitare lei e la sua neonata e da ieri il filo dei miei pensieri gira attorno ai bambini e all’infanzia. Forse a causa della visita programmata con le ragazze, forse per colpa di un video che adoro, realizzato per un brano dei Kings of Convenience. In questo luminoso e premiato video, una classe di piccole ballerine classiche prepara un saggio di danza con coreografia dello strambo Erlend Øye e accompagnamento al piano di Eirik Glambæk Bøe.  (n.d.a. Non metto il link al pezzo: ricordatelo o andate a cercarlo nella loro intensa discografia)

Così mi è venuto un paragone. Penso a quelle bambine in bianco, tutte con la stessa acconciatura, lo stesso tutù, la stessa età e penso a noi ragazze: tutte con lo stesso impiego, gusti simili, età vicine. Come loro siamo state radunate dal caso nello stesso luogo e per molte ora al giorno abbiamo condiviso gli stessi spazi, seguito le stesse istruzioni, detto le stesse cose. Il nostro ufficio aveva aperto da poco la sua attività e abbiamo imparato insieme il nostro mestiere. Vittorie e sconfitte sono state comuni. Siamo state per alcuni anni “allo stesso punto”. Adesso mi separo da loro ed è come uscire da quella classe, con il mio tutù nella sacca e addosso maglietta, jeans, scarpe da ginnastica.

Le rivedrò ancora?

Continueranno a ballare la stessa canzone tutte quante o altre lascieranno?

Cresceremo separate ma su strade vicine?

Ci incontreremo fra anni, dopo vite del tutto diverse? E sapremo riconoscerci?

Mi domando questo dopo una bella giornata passata insieme, lontane dall’ufficio, ma vicine sempre a quel mondo, come se oggi non fosse stata la solita maestra a condurre i nostri passi, ma uno strambo tizio dalla tuta rossa: alto, secco, rosso e pallido, ma con occhi di un blu gelido e un sorriso troppo contagioso

Domani dirò a mamma e papà cosa ho fatto:  speriamo che me la cavo.

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2 thoughts on “Fuga dal posto fisso – giorno 3

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  1. E in bocca al lupo per i genitori. Mi hai fatto ricordare la nostalgia di quando me ne andai dal mio ufficio. Nonostante tutto, un periodo pieno di conquiste e di crescita. Avevo promesso di non farlo ma un pezzo di me ce l’ho lasciato.
    Ogni tanto mi manca perfino… poi torno sulla terra 🙂

    1. Ciao Recenso! E tu per cosa hai lasciato l’ufficio? A me piacerebbe tanto riuscire a trasformare la mia passione per la scrittura in una professione che paghi, anche se so che non è facile e non so bene verso cosa lanciarmi. Un’amica mi ha passato il programma di un corso per addtto stampa ma non so. Comunque con mamma e papà tutto bene ^_^

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