Diario: nascere nel ’76 (e crescere fra Maia e Maya)

Si sveglia il mondo, lo accarezza il sole                                                                                                                                                                       si sveglia l’ape Maia dentro un fiore…

Un inizio pieno di per una piccina che viene allevata (come i pulcini, i paperi e i vitelli) in una cascina che si chiama Sole. Nella seconda metà degli anni ’70 le campagne dell’Italia del nord avevano ancora qualcosa di poetico e filari di alberi costeggiavano i confini dei campi, ombreggiando ruscelli e canali di irrigazione. Le notti d’estate vedevano ancora comparire le lucciole e la mamma diceva di non avvicinarsi alla riva del fosso, cosparsa di mughetti bianchi, perché sul fondo la Veja Rampina (vecchia Rampina) aspettava i bimbi per afferrarli e trascinarli via con sé. La bimba però è curiosa e passa le ore a fissare le rive sperando di vederla, ‘sta vecchia!

Da piccola anche io avevo occhi sorridenti e ali trasparenti da apetta: mi spuntavano dalla testa, perché la fantasia era troppa per tenerla dentro. Se la strega del fosso mi avesse tirato sotto me la sarei cavata, ne ero certa.  Ero coraggiosa come l’ape Maia e la vecchia non poteva essere peggio di Tecla! Quante meravigliose baggianate avevo in testa. Erano tutte pane e miele per il cuore di una bambina. Sarà dall’ape Maia che mi è arrivato l’istinto di rispondere ai soprusi con i ceffoni? Dai 7 ai 15 anni mi sono azzuffata 2 volte con dei maschi e uno troppo grosso l’ho insultato davanti a tutti.

A quei tempi, non so che accada ora, le bambine potevano essere coraggiose, forzute, testarde e curiose e potevano anche essere un po’ tozze e buffe. Tutto merito della Contestazione? Chi lo sa? A me pare di essere cresciuta diritta. Pippi Calzelunghe sarebbe soddisfatta di me, anzi, direbbe che qualche ceffone in più non avrebbe guastato. Quanto ad Arale

Poi capitava di crescere, di trovare Maia sempre simpatica, ma un po’ infantile. Sapete, l’eta meravigliosa in cui sei un soldo di cacio, non sai cosa significhi “diventare signorina”, ma potresti dare ordini al primo ministro in scioltezza? Non l’avete vissuta? Oh, mi spiace. Beh, a quell’età noi ragazze di metà anni ’70 abbiamo fatto la conoscenza di Oscar François de Jarjaye e questo non ci ha fatto capire molto bene cosa significhi “diventare una signorina”: forse che non puoi più entrare nella Guardia Reale?

Diventate signorine, Lady Oscar non ci filava più molto e così dovevamo rivolgerci a eroine più umane, in particolare una che una specie di Lady di Ferro la incontrava, e come noi ne era affascinata. Sto parlando di Maya e del suo fatale incontro con la Signora Tsukikage. A partire dal quel giorno di temporale la vita di Maya cambia per sempre, la signora la prende come sua protetta e lei le si affida completamente. Un’adesione ai valori dell’anziana donna che ha qualcosa di folle, ma che ben spiega cosa si possa fare per inseguire una passione che non lascia pace. (Sì, Maya è appassionata, Moemi. E’ anche fuori come una gargolla, ma è appassionata). Maya è anche la storia di un amore che non può essere rivelato, e anche questo dice molto dell’adolescenza e delle passioni inconfessabili. Come due ragazzini, Maya e il suo ammiratore ingaggiano una battaglia di ruoli e maschere, dove lui non vuole svelarsi e lei non accetta di capire la verità sul suo ammiratore segreto.

Noi siamo cresciute così: tra api ribelli alle leggi dell’alveare, curiose e coraggiose, robottine forzute, donne travestite da uomo, ragazzine che comandano pirati, ragazze coperte da stecche di bambù, vecchie esaltate. Erano tutte femmine irregolari, irragionevoli, inimitabili, ma avevano una tensione verso la meta, verso il sogno, verso l’ideale, che ancora oggi ci fa camminare diritte, anche senza bambù.

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4 thoughts on “Diario: nascere nel ’76 (e crescere fra Maia e Maya)

  1. acutequeernerdworld says:

    io amo VERSAILLES NO BARA (lady oscar) e GLASS NO KAMEN (il grande sogno di maya) perchè sono dei classici, hanno una narrazione intensa e una serietà che i cartoni di oggi non hanno. per chi ha i manga di queste opere non può considerarli dei piccoli capolavori su carta.

  2. ninatrema says:

    Erano entrambe delle storie drammatiche e non temevano momenti di dramma o personaggi al confine di bene e male. Penso alla sorrellastra di Rosalie in Versailles no Bara 🙂

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