Diario: pensieri privati e dedicati

Oggi è il primo maggio, ma io non penso al lavoro.

La giornata è iniziata grigia e sgocciolante e mi coccolavo con il tè caldo, al sicuro nella mia tana, pensando.

Pensavo a una ragazza con occhi molto belli, tondi da gatta domestica, che soffre per una storia finita male, cioè in maniera meschina, che è il modo in cui le storie finiscono male. Quando una storia finisce il momento per uno dei due non è proprio positivo, ma finire male è finire con meschinità, almeno per me. Così pensavo a lei, che ha un sorriso così caldo, dal tepore del mio nido e ricordavo con malinconia cercata le volte che sono rimasta sola.

Pensavo a quando mi sentivo brutta e non voluta, tanti momenti, troppi. Pensavo anche a te, quando mi hai allontanato, e mi chiedevo come mai quando sei tornato è stato subito un . Non ti stavo aspettando, non ricordavo più le parole che si erano accese nella mia mente il giorno che mi hai detto basta: tornerà e ottobre. Adesso sei lontano e fra un paio di giorni sarai qui e non c’è dubbio che sarò felice. Oggi, invece, penso a quando d’improvviso ti devi bastare. Quando pensi a tutto quello che hai dato, a ciò che avresti potuto essere, ma chi desideravi non ha voluto vedere. Penso che è inutile dirsi: devo agire solo per me, devo pensare solo ai miei desideri, perché se ci metti il cuore ti restano i paletti in mano e non sai dove mettere il confine, se ancora ti ricordi che stavi facendo.

Tu mi hai fatto male in un modo strano. Non ho pianto molto, non ero disperata. Però a lungo, mi bastava una carezza per sentirmi benedetta. Dicevo a me stessa: vuole proprio me! E scondinzolavo felice. Non dipende solo da te questo modo di sentire del mio inconscio, viene da lontano, e ci ho messo qualche anno di promesse prese e di cure date per capire che tesoro mi porto dentro e di quanto anche lo scrigno che lo custodisce sia bello. Così, visto che è tanto prezioso, non deve essere ceduto a predoni o bimbi ingordi. E’ rimasto per me e lo avevo appena chiuso quando sei arrivato tu. Cosa ha fatto scattare la serratura? Le scuse, la verità e il tuo attendere senza troppe speranze. Sono stata buona perché ti conoscevo bene. Invito le altre a pretendere di più.

Riversa tutte le cure di cui sei capace su te stessa, affonda le mani nel tuo scrigno e porta con orgoglio le tue gemme in faccia al sole. Come una regina sinti piena di ori, chiedi più di quanto dai, non svelare mai tutto e sii pronta a voltare le tue sottane. Poche cose porta con te e tutte quante con te le terrai, sempre.

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