1 – Camminando

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C’era una notte color d’argento e un campo che sembrava finire dentro il buio, oltre i raggi della luna piena. Sull’argine del fosso che tagliava il campo una sagoma si muoveva dentro e fuori il cono di luce gialla proiettato dal fanale di un’automobile, addormentata sul fianco dentro al fosso. La sagoma camminava in su e in giù. A un tratto si aggrappò con entrambe le mani a qualcosa sul fianco dell’automobile ma non si mosse nulla e dalla sagoma scaturì un grido di donna.

La donna cadde seduta sull’argine del fosso e iniziò a singhiozzare forte.

– Maledetta – gridava.

A volte lo ripeteva stringendo i denti sempre più forte, a volte urlava la parola sino a farle perdere la forma. Quando la voce finì si buttò in avanti e iniziò a picchiare la terra ma erano pugni piccoli di mani piccole e la terra quasi non li sentiva. Alzò la testa di scatto. Da dentro la macchina proveniva una luce nuova, pulsante, e un trillo. La donna si mise seduta e con le mani andò a qualcosa che aveva visto prima, illuminato dal faro della macchina. Trovata la grossa pietra che cercava la sollevò a fatica e la scagliò con tutta la forza che possedeva sul finestrino dell’auto.

La pietra rimbalzò sul finestrino e atterrò sull’altro lato del fosso. La donna guardò la scena senza fiatare, poi iniziò a ridere e infine di nuovo a piangere. Picchiò sul vetro con i pugni sino a che i graffi sul braccio nudo tornarono a sanguinare. Quando anche la rabbia se ne fu andata si alzò, girò le spalle al sasso, alla macchina, al fosso e iniziò a camminare avanti. Non si guardava attorno, non cercava una direzione. Camminava diritto davanti a sé.

– Maledetta… ma – le – det – ta. Maledetta! –

L’ascoltava solo la luna.

– Maledetta. Tu… maledetta –

– Chi è maledetta? – le chiese.

La donna fece ancora qualche passo maledicendosi poi si fermò guardandosi attorno.

– Chi ha parlato? –

– Io –

– Non ti vedo. Dove sei? –

– Non mi riconosci? Eppure mi hai parlato 100 volte e osservato rapita 3 volte 100 –

La donna tremava mentre la luna sembrava farsi più grande e più vicina. I capelli ricci della donna, come i rami di un albero lontano, ondeggiavano tirati verso l’alto, così come le sue mani e qualche sasso. La luna era sempre più grande.

– Conosco il tuo nome e conosco la tua pena –

– Io… lui… –

– Non è più sopra la terra, non è più nel mio dominio –

La luna adesso riempiva tutto il cielo, mentre sassi, rocce e zolle di terra salivano verso l’alto. Anche la donna fluttuava diversi metri sopra il campo mentre le lamiere dell’auto nel fosso si contorcevano e il finestrino esplodeva. Davanti alla luna comparve una sagoma oscura come la notte, illuminata da un ovale luminoso come uno specchio. Si posò eretta su una nube e discese verso la donna. Quando le prese il viso il suo tocco era gelido ma delicato. La donna non poté fare a meno di guardarla. Era bella e giovane, quasi una bambina. I suoi capelli erano d’inchiostro e la sua pelle di platino. Gli occhi erano grandi, calmi e, così parve alla donna, tristi. I suoi occhi contenevano tutta la solitudine del mondo, lo struggimento di una eternità passata a osservare da lontano, senza amore, e la donna ne ebbe paura.

– Senza di lui non ho più nulla, di lui non mi resta… nulla –

– Shhh… –

Le carezzò il viso con una mano e posò l’altra sul suo ventre.

-Non posso farlo tornare dal regno dove si trova adesso. Non ho potere sulla morte, io porto nuova vita-

La fissava con i suoi occhi calmi, tenendo una mano premuta sul suo ventre.

– Io porto nuova vita. Vuoi fare un patto con me? –

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