3 – magic mistery van

image (racconto: post lungo)

Nei pressi del locale diversi gruppi di persone coperte di stracci neri, pizzi e catene, sostavano aspettando qualcosa. Nefti li guardava con attenzione ma non chiedeva nulla alle sue accompagnatrici. Quando si fermarono di colpo, capì di essere arrivata. Il luogo di cui parlavano come di un tempio non era che un portone rosso davanti a un muro smorto. Aveva immaginato che nulla sarebbe stato come l’aveva dipinto nella sua mente. Se aveva imparato una cosa dai racconti del suo menestrello Keros era che gli uomini sono sempre diversi da come li immagini. Si chiese dove fosse adesso il biondo Keros e se ancora fosse spaventato. Presto avrebbe capito da solo di non dover temere l’ira del suo divino consorte; secondo Nefti il dio dell’oltretomba non era più sul suo trono da molto tempo e il suo viaggio le avrebbe dato la conferma. La conferma di essere rimasta la sola.

Neferia, Marlene e Nora la circondarono e Ishtar le mise anche un angolo del proprio mantello sulla testa, nel timore che il buttafuori non facesse entrare nel locale dark una minorenne, ma quando gli passarono davanti lui non vide che cinque donne vestite di nero, di cui una bellissima.

– Buona sera mia signora –

– Buona sera Nibbio – disse con la voce e nella mente dell’uomo pelato davanti a lei: porta il mio saluto a tua madre

L’uomo scostò un paio di ragazzi che cercavano di scavalcarle per entrare e tenne loro aperta la porta.

Quando furono all’interno del locale le ragazze si erano già scordate di chiederle cosa significasse quella scena e trascinandola per una mano si lanciarono in pista. Il posto era buio, puzzolente e pieno di fumo. Le luci della pista si spegnevano e si accendevano in continuazione, facendo muovere le persone come a scatti, in attesa del prossimo lampo. Nefti catturava nelle sue pupille la loro luce e le vedeva anche nell’oscurità. Riconobbe molti dei presenti. Li aveva osservati e aveva ascoltato le loro canzoni urlate al cielo in molte lunghe notti. Era bello avere qualcuno da guardare vivere mentre tutti gli altri, i fedeli del sole, dormivano nei loro letti. Queste persone amavano la notte scura e portavano il suo segno nell’incarnato pallido. Buffo, pensò, ricordare tutti i volti e nemmeno un luogo. Ricordava anche ogni preghiera che era stata invocata presso di lei o la sua amata sorella, che molti di loro chiamavano Maria. Qualcuno conosceva ancora il nome di Iside, ma nessuno implorava Nefti. A lei si rivolgevano pensando alla Luna.

Era ancora stordita da questi pensieri quando un giovane alto, abbronzato e dai capelli biondi ritti in testa come una fiamma, le fece un inchino.

– Signorinella, non dovremmo girare a quest’ora –

Era Keros e non aveva penetrato il suo manto. Non era come appariva al suo cospetto nella grande sala di cristallo, quando lei lo mandava a chiamare per avere nuove storie, ma era lui senz’altro. Indossava pantaloni di pelle nera, stivali a punta di pelle nera e una giacca sempre di pelle nera con delle borchie. Nessuna maglietta sul petto glabro.

– Sono con delle amiche – disse indicando verso Neferia al centro della pista – e tu non devi preoccuparti –

Una ragazza con una lunga frangia nera, che aveva notato solo in quel momento, era appesa al braccio dell’uomo e la fissava.

– Hai una figlia Kay? Non ti somiglia per niente –

– Mia figlia sarebbe a letto a quest’ora –

– Kay… non darti pensiero per me. So bene ottenere ciò che desidero –

La ragazza lo strattonò cercando di ricondurlo verso il divanetto da cui si erano alzati. Lui però restava immobile e studiava Nefti fissandola negli occhi.

– Mi ricordi molto una persona e per il rispetto che le porto non ti sculaccerò. Adesso ti spediamo subito a casa –

– No! – la ragazzina si guardò attorno e poi indicò sicura con il braccio verso il bar – Rudi, starò dietro il bancone con Rudi e poi andrò a casa con Neferia, Nora e le altre –

– Conosci Rudi? –

– Conosco sua madre –

Di nuovo l’uomo la squadrò negli occhi e poi la invitò a precederlo al bancone del bar. Il ragazzo che chiamavano Rudi, e che sua madre chiamava Rodolfo, stava versando vodka e succo di pompelmo dentro uno shaker, facendone schizzare almeno metà sulla propria maglietta bianca dei Guns. Quando il liquido cominciò a uscire, smise di versare e coprì lo shaker con un bicchiere pieno di ghiaccio pestato. Kay guadagnò il bancone scostando un paio di tizi che stavano aspettando il proprio turno e indicò la testa di Nefti.

– Stasera hai compagnia –

– Ciao Kay, anch’io sto bene –

Kay issò la ragazzina su uno sgabello in modo che Rudi la potesse vedere.

– Kay, tua figlia non ti somiglia per niente –

– Non è mia figlia, ma tu farai finta che lo sia e la terrai con te dietro il bancone sino alla chiusura –

– Ehi, ma io devo lavorare! Niente di personale ragazzina, sei anche una bella ragazzina, ma qui è pieno di alcolici, io devo stare dietro alla gente e… –

– Senti, è arrivata con tua sorella, conosce tua madre, è praticamente mia figlia! Capisci che devi aiutare la famiglia –

E detto questo voltò le spalle a entrambi, mentre Rudi gli gridava: – Ma io e te non siamo parenti! –

– Mi dispiace Rudi ma, come si dice: ti hanno attaccato la pezza – disse Nefti mentre lui le teneva alzata la passatoia.

– Come ti chiami, bella signorina? –

– Neferia mi chiama Tissy –

– Ti ha già ribattezzato? Che brava! Su, aiutami con i bicchieri. Asciugali solo quando smettono di fumare. Ok? Sono bollenti quando escono dalla lavastoviglie – Portò uno sgabello dietro il bancone per lei e la guardò prendere lo straccio a testa bassa.

– Senti, quando verso le quattro metà della gente se ne sarà andata e Kay sarà già da un’altra parte con la ragazza del momento, ti lascerò andare a ballare con Nefe e le altre. Ma, devi promettere di non bere di nascosto mentre sono distratto –

– Non mi dai l’acqua? – Rudi la guardò un momento con le mani sui fianchi, poi, senza smettere di fissarla in volto, allungò un braccio verso il frigo dell’acqua, lo aprì e prese una bottiglia di plastica da mezzo litro.  – Avrai tutta l’acqua che vuoi –

Durante la serata Nefti notò che diverse ragazze, ordinando da bere, la studiavano qualche istante, poi guardavano Rudi con un sorriso e gli chiedevano: – Hai un’aiutante stasera? – Allora lui le dava un bacio sulla guancia e poi diceva alla ragazza, facendole l’occhiolino: – aiuto una mia amica, sai, la tira su da sola… – Di solito la ragazza diceva qualcosa tipo: Che bravo!  E tornava a ballare, ma un paio si erano fermate un poco a parlare con lui e avevano lasciato il loro contatto Facebook. Una roba di internet le aveva spiegato Rudi: – Ma come fai ad avere tipo 13 anni e non sapere cos’è? –

– Ho un tutore molto severo –

– Per forza è severo! Guarda cosa combini quando si gira un attimo! –

– E’ la prima volta che scappo –

Quando Rudi non guardava Nefti si toccava la guancia là dove era stata baciata. Oppure pensava alle mani delle ragazze su di lei quando tentavano di nasconderla. Da che aveva memoria nessuno oltre la sua diletta sorella l’aveva mai toccata o baciata e Iside era sparita da molto molto tempo. Anche quando Neferia e Ishtar si erano avvicinate al bancone del bar in una pausa dal ballo, le avevano dato un bacio ciascuna, ma lì non voleva toccarsi per non togliere il loro rossetto. Le piaceva avere un marchio umano sul viso. Ne portava uno sulla fronte e uno sulla guancia destra. Verso la fine della serata, invece di chiedere a Rudi di lasciarla andare a ballare, lo osservò a lungo e quando capì che stava per girarsi verso di lei si accasciò sullo sgabello. Lui fu pronto ad afferrarla prima che cadesse e la prese in braccio. Lo sentì dire alla cassiera che non c’era più nessuno a ordinare e staccava qualche minuto prima per portarla a riposare. Poi venne trasportata sulla pista e capì nel frastuono che Rudi diceva qualcosa a Neferia. Qualche istante dopo l’aria fredda della notte la avvolgeva e Rudi la stringeva più forte contro di sé.

La ragazzina era leggera come una piuma e fredda come il ghiaccio, ma Rudi non si era accorto che era così fredda anche nel locale e credendo fosse colpa dell’aria notturna la strinse più forte. Arrivato al furgoncino riuscì ad aprirlo con una mano sola e la posò all’interno, su un mucchio di vecchi imbottiti. Per evitarle altro freddo chiuse lo sportello dietro di sé e fu mentre cercava la torcia d’emergenza che si accorse che non ce n’era bisogno. Nel furgone chiuso c’era una luce lattea e soffusa e proveniva dal viso e dalle mani della ragazzina che lo stava guardando.

– Ehm… io sono un po’ strana –

Rudi si scostò da lei e si mise a sedere sul fondo del furgone a gambe incrociate.

– Direi –

– Ehm… questo non è pericoloso. Cioé, non è come quella roba radioattiva –

– E’ più come sono le meduse? –

– Più o meno… sì, è una roba tipo così. Sai… da spiegare è complicato –

Restarono un po’ in silenzio. Nefti pensò che alla luce della sua pelle Rudi appariva ancora più giovane dei suoi forse vent’anni.

– Adesso devo andare via – e tentò di alzarsi. Rudi si alzò per fermarla e la bloccò per le spalle. In quel momento il portello laterale del furgone si aprì e Kay comparve nel vano. Vide il bagliore latteo della ragazza e l’ombra che la teneva bloccata a terra. Il ragazzo venne scagliato all’istante contro la parete di fondo del furgone e svenne. Keros si inchinò ai piedi della sua signora.

– Sono morto! Sono morto! Seth mi distruggerà! –

– Non è colpa tua, Keros e poi a Seth non importa. Non capisci? Non regna da secoli! –

– Oddio, cosa dite? Tacete per carità! –

– E’ così Keros! Calmati. Nessuno ti distruggerà e poi ho fatto un patto con una figlia di uomini e anche se volesse Seth non può toccarmi sino a che non sarà rispettato –

– Veramente? Un patto con una donna? –

– Sì. La notte della tua ultima visita –

– E cosa le avete promesso? –

– E’ complicato –

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