Diventare grandi

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Ascolto l’acqua sgocciolare dalla ringhiera davanti la mia finestra, situata in uno di quei vecchi palazzi di Milano, e penso a una ragazza che oggi ha comunicato che sua sorella è diventata più grande: è andata a convivere con il suo compagno. Penso a quando ci ho provato io e poi quando ci ho provato sul serio ed è stata una volta sola. Mi sentivo veramente grande e adulta e responsabile e pronta.  Non so se sbagliai la valutazione, se non ero grande io, se non lo era lui. Ci abbiamo provato al meglio di quanto potevamo e non è andata. Sembra vista da fuori che sia stata semplice la mia scelta di andarmene, ma solo io conosco le notti a piangere nella mia nuova casa, a pensare cosa altro avrei potuto provare, se non sarebbe stato meglio cercare di farmi andare bene tutto così come era. Mi lamento troppo? Mi do un valore troppo alto? Troppo basso? Mi piace troppo dire “no”?

Ascolto la pioggia così pigra da farsi trascinare sotto dalle bacchette della ringhiera, senza forza, e mi chiedo quante volte ho tentato di diventare grande e se lo sono mai diventata un poco di più. Almeno di un gradino. Mi piacerebbe smettere di vedere sempre lo stesso pianerottolo dopo ogni svolta. Dovevo fare tutti questi tentativi? Hanno avuto un senso? Ne bastava uno e io sono stata ripetente?

Non so se le prove mi hanno reso più matura, di certo mi hanno lasciato un po’ di paure; il presentimento vago di trappole nascoste. Sono tanto tanto stanca di fare le valigie e a volte penso che nulla durerà sino a che non ci intestardiremo nel farla durare contro ogni se e ogni ma. Nella difficile opera di limarsi a vicenda conta molto più la testa dura della maturità. La goccia non cambia strada, scivola sempre lungo lo stesso profilo, colpisce ogni giorno quella sezione di roccia e un pezzo alla volta scava senza senza punte.

Love – thou art high –
I cannot climb thee –
But, were it Two –
Who know but we –
Taking turns – at the Chimborazo –
Ducal – at last – stand up by thee -Love – thou art deep –
I cannot cross thee –
But, were there Two
Instead of One –
Rower, and Yacht – some sovreign Summer –
Who knows – but we’d reach the Sun?Love – thou are Vailed –
A few – behold thee –
Smile – and alter – and prattle – and die –
Bliss – were an Oddity – without thee –
Nicknamed by God –
Eternity –
Amore – tu sei alto –
Non posso scalarti –
Ma, si fosse in Due –
Chissà che noi –
Alternandoci – al Chimborazo –
Ducali – alla fine – non si arrivi a starti accanto -Amore – tu sei profondo –
Non posso attraversarti –
Ma, ce ne fossero Due
Invece di Uno –
Rematore, e Panfilo – una qualche sovrana Estate –
Chissà – che noi non si raggiunga il Sole?Amore – tu sei Celato –
Pochi – ti scorgono –
Sorridono – e mutano – e blaterano – e muoiono –
Senza te – sarebbe una Stranezza – la Beatitudine –
Soprannominata da Dio –
Eternità –

Emily Dickinson

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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8 thoughts on “Diventare grandi

  1. acutequeernerdworld says:

    un post molto intimo e toccante.. bello! non commento sulle esperienze di vita altrui perchè solo chi le ha vissute conosce le varie dinamiche di coppia. il tutto è accompagnato da una bella poesia di Emily Dickinson 🙂

      • acutequeernerdworld says:

        bella! molto bella, non ho mai letto Emily Dickinson ma la trovo spesso citata, forse anche troppo. M’informerò su qualche bella raccolta di poesia.. anzi se ne hai una da consigliarmi, fai pure 🙂

      • ninatrema says:

        Ho una sola raccolta di poesie della Dickinson che non ho mai approfondito. Ho letto e sentito mia solo questa poesia e la tengo come un gioiello a cui tengo molto. Non saprei consigliarti altro se non una raccolta completa da cui estrarre qualcosa da sentire “tuo”. Era una penna molto sensibile (tipo sismografo) e molto sincera. Molto belle sono anche le sue lettere, mi è stato detto 🙂

  2. jgwolf says:

    Leggere il tuo post mi ha fatto ricordare esperienze di un paio di vite fa… è sempre complicato condividere un pezzo di strada, ma non mi viene in mente esperienza più stimolante. Mi è capitato un paio di volte di veder terminare un amore e di dover accettare la fine di un rapporto. Non sono riuscito a trovare “colpe” ma solo differenze che potevano essere il seme di una ricchezza, ma si sono traformate in ostacoli insormontabili, forse per mancanza di volontà in quel particolare momento… non saprei direlo ora.
    Oggi non provo amarezza per gli episodi che hanno lentamente fatto finire le storie, provo tristezza per i sogni non realizzati, ma come capita spesso (sempre?) siamo (sono) pronti a sognare ancora… per fortuna!
    L’esperienza mi ha insegnato un maggiore rispetto e flessibilità e soprattutto mi ha sconsigliato i compromessi. Per vivere assieme vale solo la capacità di capire; il compromesso piano piano erode la nostra resistenza diventando ogni giorno più pesante… meglio comprenderci a vicenda ed accetarci per quel che siamo… poi adattarci diventa un processo naturale e non intacca la nostrà libertà ed i nostri spazi…

    • ninatrema says:

      Sono felice di aver toccato qualcosa anche nell’animo di altri. Neppure io ho colpe da dividere, solo il dispiacere che l’impasto non abbia funzionato e tanto affetto per la persona con cui tentai. Credo che più di tutto conti la volontà testarda di stare insieme, non attraverso i compromessi, ma mettendosi addosso per qualche miglio gli abiti/le scarpe dell’altro per comprenderlo di più e quindi amarlo, oltre i dubbi del mondo e dei nostri interiori fantasmi. Ci sto provando ancora, anche se non convivo, e non ho mai trovato un remo tanto solido per questa lunga traversata 😉

    • jgwolf says:

      è l’esperienza di una vita… tutto il resto gli gira attorno o almeno così mi sembra…
      tutte le esperienze che ho fatto e quelle che sto pianificando (viaggi, studio, lavoro,..) girano attorno al semplice desiderio condividere con qualcuno il mio tempo… almeno in parte, magari in gran parte 😀

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