6 – As you like it or “The eyelash – part I”

image   – racconto –

Sotto a tutto quel cerone la gothic queen Lady Ligeia si chiamava Caterina, come sua nonna. Stava poggiata alla ceramica nera del lavandino e cercava di ricordare il proprio sorriso. Non sapeva calcolare da quanti minuti fosse entrata, ma dovevano essere pochi se il Conte ancora non mandava a cercarla. Teneva gli occhi chiusi perché uno bruciava. Doveva esserci entrato qualcosa, una ciglia, un capello, il malocchio. Allo specchio offriva solo la frangia nera, folta e diritta come quella di una bambola, e le braccia di porcellana avvolte in lunghi guanti neri di raso e pizzo. Oltre la porta del bagno il suono attutito di strumenti poco convenzionali portati poco sotto la soglia del dolore e strida di gole umane distorte. Era bello trovarsi in una stanza dalle pareti imbottite, in fondo.

Si accorse che il clangore là fuori era cambiato, per la terza volta. Il Conte aveva chiuso il suo cassetto, riposto la bambola sullo scaffale più alto. Da lassù l’avrebbe ammirata ancora, ogni tanto, ma questo era tutto. In fondo era naturale, aveva finito di crearla tempo fa. Non l’avrebbe abbandonata, no. Non era la sua natura, ma andiamo forse in cerca della penna quando non ci serve? Sappiamo che dove l’abbiamo riposta la troveremo. Lei, si disse, era una bellissima penna d’argento cesellata in oro e piena di gemme, che lui stesso aveva incastonato con le proprie eleganti mani, e riposava nella seta imbottita di un cassetto chiuso.

Quanti anni erano passati? Cinque? Aveva appena compiuto 18 anni quando l’aveva incontrato. Era stato in accademia, cercando un modo per arrotondare durante gli studi. All’epoca, Brian B. Bastony, il Conte, il re dei fotografi alternativi, era meno inquietante ma più triste. Aveva già i lunghi capelli neri che lei avrebbe imparato a intrecciare e quel sorriso amaro che in realtà mostrava a pochi, tenendo per la vita pubblica il ghigno sardonico e la smorfia, se proprio doveva piegare il labbro. Non l’aveva notata subito ma quando al casting era arrivato il turno di Caterina aveva visto in lei qualcosa, forse il pallore della pelle, forse la posa altezzosa del mento e l’aveva scelta. Il sodalizio era nato subito e da quello la sperimentazione sul suo aspetto, anzi, sul suo personaggio. Nel giro di un anno Lady Ligeia era la regina della scena dark e l’anno dopo aveva trovato la sua forma perfetta. La relazione fra loro era stata amorosa solo all’inizio e di quel periodo Caterina ricordava tutto, tranne il proprio viso. Lo avevano cancellato insieme così bene, così profondamente.

Da piccola aveva i capelli biondi e gli occhi di suo padre, le gote di nonna e il sorriso di sua madre, ma sua madre non voleva incontrarla conciata come una diavolessa, così la chiamava, e per questo negli ultimi anni si erano perse. Sua madre aveva una foto di lei all’asilo, con in mano delle costruzioni e i capelli biondi pettinati male dalla suora che la odiava. La foto stava sul mobile del soggiorno, non lontano dal suo diploma d’accademia incorniciato e dalla foto in bianco e nero del matrimonio dei suoi genitori. Mentre stava nel bagno poggiata al lavandino, con gli occhi chiusi per non farli bruciare e contando quanti brani erano si erano succeduti senza che il Conte venisse a cercarla, Caterina ricostruiva il soggiorno di sua madre e quella foto piena di sole, ma il suo sorriso mancava sempre.

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2 thoughts on “6 – As you like it or “The eyelash – part I”

  1. Moemi says:

    io triste per Lady Ligeia…. non ho ben capito dove stanno le sciure, ma mi è piaciuto brava la mia fata 🙂 (occhio alla riga 4! )

    • ninatrema says:

      Lei ricorda sua madre e dice che ha il nome della nonna. Questi due piccoli elementi servono da “ancora”. Alla riga 4 mi sarà scappato qualcosa. Correggo 🙂

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