7 – As I like it or “The eyelash part II”

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La stanza era buia quando Rudi spalancò la porta, facendo entrare musica e luce. Poi e fotocellule scattarono e lui con esse nello scorgere poggiata al lavandino la regina della spocchia, Lady Ligeia.

– Chi c’è? – comandò la donna torcendo il busto verso di lui.

Rudi notò che si era voltata senza aprire gli occhi e che il trucco attorno a uno di essi era sbafato. Fece un passo verso di lei.

– Chi sei? –

– Oh. Ehm, sono il barman… tutto bene? –

Silenzio

– Tutto bene? Hai bisogno di una… Devo chiamare qualcuno? –

– NO! –

– Ok, ma eri qui con le luci spente… da quanto tempo stai immobile? –

– Barman, sai tenere la bocca chiusa? –

Rudi strinse gli occhi e  incrociò le braccia sul petto, in piedi nel mezzo della stanza.

– Sono Rudi e non stai usando la parola magica –

La donna piegò il capo poggiandosi al piano di ceramica, così come lui l’aveva trovata entrando e addolcì il tono della voce.

– Rudi, per favore, mi puoi aiutare? –

– Ti sei ferita gli occhi con gli artigli? –

La donna alzò una mano mostrando i guanti. Anche se con gli occhi chiusi e nervosa, si muoveva con grazia. Rudi si chiese se il Conte talvolta la bendasse durante i loro giochi. Faranno dei giochi? Il Conte ha la faccia di uno che ne fa parecchi. Smettila, Rudi, – si diceva – che ti fai domande sulla regina delle fighe di legno, neanche sa che sei un essere umano. E poi è brutta. Dio mio, guarda quanto è finta! Quanto saranno quei tacchi? Quindici centimentri? Venti? E quanta roba ha in faccia? Mi domando come abbia fatto sinora a sbattere le palpebre con quei chilometri di ciglia finte. Ed è pure stronza. Arriva e parte sempre accanto a quel damerino, silenziosa e adesa come un’ombra. Non parla a nessuno, non sorride a nessuno. Ti ha mai ringraziato per tutti quei cocktail nel prive? L’unico angolo di questo schifoso locale dove ti tocca il servizio al tavolo? E tu adesso la vuoi aiutare, solo perché ti ha chiesto per favore, solo perché con questo niente di pizzi neri che ha addosso e gli occhi chiusi è così bella da fare male.

Scosse la testa e si avvicinò alla donna, che a tentoni trovò la sua mano e la prese fra le sue guantate. Aggrottando le sopracciglia fatte ciascuna d’un solo lungo sottile tratto di pennello nero disse: – ti prego –

– Non mi devi pregare. Certo che ti aiuto –

– Quando tento di aprire l’occhio sinistro fa molto male e non riesco a guardare dentro perché lacrima troppo –

– Aspetta, prima di toccarti gli occhi mi lavo le mani. Togli i guanti e fallo anche tu, mi dovrai aiutare –

La donna esitava. Rudi le aprì il rubinetto che aveva davanti, mentre lavava le proprie mani nel lavandino accanto. Allora Ligeia sfilò i guanti e Rudi vide che, contrariamente alle altre notti in cui era comparsa nel locale senza guanti, le sue unghie non erano lunghe e dipinte di nero, ma cortissime e sottili, quasi trasparenti. Non disse nulla e si asciugò le mani nel tovagliolo pulito che portava sulla spalla. Poi le chiese di aprire piano l’occhio, ma questo iniziò subito a lacrimare copiosamente, impastando tutto il trucco.

– No, no. Non va. Fermiamoci. Prima dobbiamo togliere questa roba dalla tua faccia. Non voglio danneggiarti l’occhio. Nella borsa al tuo tavolo hai qualcosa per togliere il trucco? –

La ragazza gli prese nuovo le mani: – Non andare al tavolo, ti prego! –

Ma perché si spaventa tanto? A quel tavolo non sono forse tutti amici suoi? E poi c’è il Conte, il suo cavaliere, il suo amante. Forse non le vuole bene, le sue mani tremano alla sola idea che lui la sorprenda in questo stato e sono così fredde. Morbide e fredde. Pensare che io da quella notte che ho visto la ragazzina con la pelle fluorescente ho addosso un calore. Specie nelle mani. Sento così caldo che questo tocco gelato mi da sollievo. Regina delle gothic lolita, lo sai che quando ti agiti mi sembra di annegare nel tuo profumo? Non so se sei tu che ne hai messo troppo o se sono io che dall’altra notte sento tutto più forte, ma se continuo a respirarti mi farai svenire. Dio, come sai di buono. E sei anche gentile quando vuoi. Rudi smettila, allontanati adesso o la scuffia per lady ce-l’ho-fatta-d’oro Ligeia sarà inevitabile. La calmò e spiegò di doversi allontanare pochi minuti e di aspettarlo senza fregare gli occhi. Promesso? Promesso.

Quando Rudi tornò nel bagno unisex con una ciotola e degli strofinacci freschi di lavanderia trovò Ligeia con le spalle contro la parete trapuntata. Le sue  braccia bianche tracciavano l’arco di immaginarie ali su e giù sulla seta nera. Era un bene che lei non potesse vederlo in faccia in quel momento. Ma sì, continua così mia regina, fammi male.

– Eccomi! Avvicinati al lavandino –

Avvicinò la ciotola al suo viso

– Cos’è questo odore? Sembra burro –

– Sembra burro perché è burro –

La ragazza fece un passo indietro.

– Tranquilla, vieni. Il grasso scioglie il trucco per gli occhi –

La ragazza piegò il capo da un lato. Il suo sopracciglio destro sparì sotto la frangia.

– Vivo in casa con due donne… fidati. E’ così. Non avendo latte detergente useremo il burro. Adesso vieni qua e stai buona –

Ci volle metà panetto per liberarle gli occhi da ombretto sbafato, eyeliner squagliato, mascara colato, glitter e ciglia finte, ma quando Rudi ebbe finito la ragazza poteva aprire almeno l’occhio destro senza lacrimare. Finalmente libera di vedere, lo squadrò come un pirata guercio.

– Uhm. Sei quello giovane – e sorrise un po’ di sghembo.

– Che significa? Ehi, io ti ho aiutato –

– Grazie – e fece una profonda riverenza.

Oh signore, vuole uccidermi. Si vede tutto. Ho visto tutto. Adesso capisco perché Luigi XIV proibiva alle dame di corte di mettersi lo scialle in sua presenza e gli faceva indossare quei vestiti strizza-tette. Rudi, chiudi la bocca, stai per sbavarle sul seno, letteralmente.

– Sì… ehm… prego. Vediamo di sistemare il vero problema adesso –

Aprendole  l’occhio di un soffio Rudi vide che una lente a contatto si era accartocciata nel centro dell’occhio, come la pupilla verticale di un serpente, e con gli spigoli la graffiava. Mettendo il viso della ragazza sotto il getto del rubinetto, aperto in modo da far scendere l’acqua in un filo sottile, riuscì a far scorrere via la lente. Una volta libera, la ragazza tolse anche l’altra e poi guardò a lungo nello specchio come se fosse sorpresa di quello che stava vedendo. Non si riconosce? Ci va anche a letto con quel mascherone addosso? Ma… di che colore ha gli occhi?

– Ma tu hai gli occhi gialli! No, aspetta, non sono gialli, sono… verdi? Marroni? –

– Sono color ambra e sono rari –

– Ma allora perché li copri? –

– Perché il più delle volte sembrano gialli. Lo hai detto anche tu, barman Rudi – gli porse la mano – A proposito, io sono Caterina –

Caterina strinse con vigore la sua mano e con la stessa decisione strappò via una delle sue sottogonne di pizzo. Ne tirò via una striscia piuttosto precisa e se la sistemò sul viso come fosse una maschera, fissandola dietro la testa con un fiocco. Si rimise i guanti, si raddrizzò il corpetto.

– Grazie Rudi, ti devo un favore, ma capisci anche tu che fuori di qui… –

Caterina gli strinse di nuovo la mano e gli voltò le spalle, lasciando il resto della sottogonna sul lavandino del bagno. Quando un minuto dopo Rudi uscì vide che Lady Ligeia aveva ripreso il proprio posto accanto al Conte, come sempre impassibile. Adesso quando torno chi lo sente Carlo. L’ho mollato da solo dietro il bancone almeno mezz’ora per fare da paggio a Miss In-Pubblico-Non-Mi-Parlare-Servo. Mi domando se il Conte si è accorto di qualcosa, se gli importa qualcosa di questa specie di schiava pazza che gli sta appresso. Sei proprio bella, stronza. Rudi non la fissare. Non me ne frega niente. Gli occhi li ho per guardare. Da oggi la finiamo con la deferenza. E la finiamo anche con le paranoie. Io c’ho un caldo addosso che mi pare d’andare a fuoco e mi sono rotto di questo non lo posso dire, questo non lo posso fare. Con le donne si dice così, si fa così… A quel paese! Con rispetto, ma da oggi cambia la musica. Pensava questo passando davanti al prive del Conte con le tende di velluto aperte, i cortigiani impettiti e Lady Ligeia che si sforzava di non guardarlo ma in realtà seguiva il suo percorso. E poi lo fece. Si fermò davanti al loro tavolo. Portò al viso il pizzo che teneva stretto nel pugno. Inspirò a fondo il profumo della donna e con quel pugno le mandò un bacio. La donna sgranò gli occhi d’oro e, solo per un secondo, abbassò lo sguardo. Il Conte vide la scena e la sua bocca si piegò in un ghigno. Povero Conte, stasera non si è fatto a modo tuo e, mi dispiace sai, non sarà l’ultima volta. Perché da oggi, signore e signori, qui lo dico e non lo nego, da oggi, faccio come piace a me.

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4 thoughts on “7 – As I like it or “The eyelash part II”

  1. alegbr says:

    “Tranquilla, se ti volevo stuprare non cercavo strofinartelo sulla faccia… – Non pensare a Marlon Brando e Maria Schneider, Rudi, non pensarci. Maledetto corso di cinematografia avanzato!”
    questa frase solo mi pare un po’ fuori registro, ottimo morbido il resto.

    A

  2. Moemi says:

    🙂 e adesso ti sei fregata donna…perchè adesso non hai più scuse per bloccare di nuovo la storia…. appena ti fermi chiamo il Conte, altrochè….. 😉

    • ninatrema says:

      Dici che adesso sta prendendo corpo? 🙂 O è perché ho fatto svegliare l’elemento vitale che dormiva nella stanza di Neferia dopo “l’incidente del furgone”? 😛

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