Oggi

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Oggi non c’era molto sole, non come in questa foto, scattata una mattina della scorsa estate. Oggi il cielo ci pesava sulla testa compatto come il coperchio di una zuppiera mentre bisbigliavamo mogi fra la mura di questo campo santo.  Sono affezionata a questo cimitero perché mi ricorda le passeggiate a piedi con la mamma, dalla cascina al paese, e perché conserva troppi dei miei cari.  Si trova nei pressi di un paesino di campagna, uno dei tanti borghi seminati lungo la pianura padana. Qui sono sepolti i nonni con cui sono cresciuta, i genitori di mio padre. Qui riposano le due persone che per anni sono state il cuore di una cascina chiamata Sole. I miei nonni avevano sempre un sorriso e una fetta di torta o di salame per tutti e grazie a questa generosità le visite non mancavano anche se la loro era la cascina più isolata. 

Accanto a questa cascina ce n’era un’altra, molto più vicina alla strada, dove viveva la famiglia di mio zio. Mio zio si era sposato presto e aveva due figli grandi già sposati, ma il minore, seppure più grande di me, era pur sempre un bambino, l’unico possibile compagno di giochi per chilometri, e io avevo stabilito che avevo tutto il diritto di importunarlo a ogni ora. Così, in qualunque mattina di sole in cui non venivo ficcata sul pullman dell’asilo, dopo un paio di ore di noia casalinga con mia madre e la nonna, prendevo il sentiero fra i campi e piombavo a casa di mio cugino come un fulmine di guerra. Ovviamente lui, che era più sano di mente di me, dormiva. Mentre gridavo nel mezzo dell’aia il nome di mio cugino con tutto il fiato dei miei polmoni pre-scolari mia zia compariva sulla porta ridendo. Ricordo i suoi ricci e i suoi orecchini, due spessi cerchi d’oro dentellati, per me simili a due rondelle di maccherone. All’epoca i miei termini di paragone erano quasi tutti culinari. Lo sono anche oggi, in effetti.

– Sei venuta a giocare? – Domandava con la sua voce sottile e un po’ roca.

– Eh sì! –

– Ma tuo cugino sta ancora dormendo… –

Seguivano drammatiche manifestazioni di sconforto.

– Lo sai… è un pigrone –

Boccheggiavo davanti alla solennità di quella affermazione. Sì, era un pigrone. Chissà quando si sarebbe svegliato. Chissà quando avremmo giocato. Lo sconforto mi dilaniava.

– La vuoi una fetta di pane e nutella? –

Lo sconforto si dileguava.

Lei sorrideva e mi accompagnava in casa. I suoi figli maschi, specialmente il più grande, hanno un sorriso molto simile al suo. Quindi, mi ricordo il suo sorriso, i capelli arricciati, gli orecchini e la voce. Non so se è abbastanza. Ricordo che in alcune movenze lei e sua figlia erano uguali. Ricordo quanto era orgogliosa delle figlia, che era una bella donna e per lei era bellissima. Ricordo tante cose con dentro il sole e non voglio pensare a oggi che il sole non c’era ed eravamo tristi e lo zio aveva gli occhi rossi. Ti ricordo con il sole a picco sull’aia, o schermato dalle tende della casa nuova. Ricordo la tua risata e quella della tua figliola. Ricordo il Sole.

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8 thoughts on “Oggi

  1. Moemi says:

    Ricordi pieni di sole, fatina mia :* tienili ben stretti e sempre gioiosamente illuminati e oggi sembrerà un pò meno cupo…. ti abbraccio forte forte….

    • ninatrema says:

      Grazie Alex, sono arrossita. Sono stata anche un po’ risucchiata da tante cose in questo periodo ma conto quanto prima di tornare a imperversare con tantissime scemenze ^_^

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