Building a home

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Dice che uno si innamora dell’illusione che si fa di una persona, di come appare ai suoi occhi e dei castelli di carte che ci costruisce attorno e poi, con la conoscenza, arriva la realtà (che poi non è che la nostra esperienza del mondo, l’idea della cosa e non la cosa in sé come spiegò ai suoi tempi Kant; ma qui il pantano si apre sotto i miei piedini filosoficamente porosi ed è meglio abbandonare il campo) e lì solo la botanica viene in nostro soccorso insegnandoci a coltivare l’amore oppure spiegandoci che ci siamo presi una cotta per un’amanita falloide ed è il caso di lavarsi bene le mani e scappare a gambe levate dal bosco prima che cali la notte e cresca la fame.

Dicevamo, uno si innamora delle proprie illusioni attorno a una persona. Poi, se non ha ricevuto un solenne due di picche (prima o dopo una passata dall’alcova, qui dipende se siete maschi o femmine: vi fregano in modo diverso), ha la possibilità di fare esperienza diretta della persona per cui si è preso una sbandata e qui si vede se siete buoni sarti o no: se avete cucito un abito di sogni attorno all’oggetto del vostro amore o se ci avete preso, circonferenza del polso compresa, alla prima occhiata. Per esempio, vado scoprendo di giorno in giorno che, se non sono stata tutta ‘sta sarta in passato, ora proprio non so più tenere in mano ago e filo perché la persona che amo è molto meglio dell’abito che le ho cucito.

Non molti lo sanno: ho una perversa passione per seguire il navigatore giù per le tane di conigli quando mi assicura che quella è la strada giusta e, sebbene resistessi alla tentazione da qualche anno, oggi non ce l’ho fatta e sono finita diritta in una strada di campagna sterrata che pensavo mi avrebbe condotta al centro commerciale per la spesa. Risultato? Ruota anteriore destra giù dal sentiero e dentro nel campo, dislivello tutta l’altezza della ruota. Lui mi chiama per sapere se sono rientrata con la spesa e mi sente sull’orlo del frigno che gli spiego suppergiù: – sono in una strada di campagna piena di buche e pantani… ho fatto scappare uno che si era imboscato con una prostituta e adesso ho la ruota in un dirupo… –

E’ arrivato in 10 minuti e mi ha tirato fuori l’auto in 5, sorridendo. Poi siamo andati al self service del centro commerciale e mi ha pagato il pranzo, tutto allegro, contento di non avermi danneggiato l’auto nel liberarla. Gli ho detto che era il mio salvatore e lui mi ha risposto: – grazie di essere con me –

Adesso lo aspetto per montare i mobili Ikea del salotto che ci hanno consegnato stamattina. Non tocco le scatole perché è brutto iniziare a giocare senza aspettare gli amici. Sono ancora un po’ intontita per la calma e la serenità con cui mi ha soccorsa e con cui fa ogni cosa. So per certo che quando la malinconia o la paranoia si posano come polvere sul mio cammino basta un suo soffio per far risplendere tutto di nuovo. Lo aspetto per giocare insieme a costruire la nostra casa, il nostro nido e non vorrei essere in alcun altro posto. Nessun posto è come casa.

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6 thoughts on “Building a home

  1. moemi74 says:

    Tesora mia che gioia e che sollievo leggere un post come questo! 🙂 ho gli occhi lucidi accidenti a te! :*
    io sono una pessima sarta, come ben sai… chissà, magari un giorno imparerò…

    • ninatrema says:

      Ti abbraccio tanto donna, su non mi ti commuovere che come vedi nemmeno io so da che parte si tiene il metro. Bacionissimi tesorA :*
      Fammi sapere quando riesci a portarmi su un po’ di sole, ok? 😉 che qui manchi un sacco :* :* :*

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