Che ti sei fumata?

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Dite, a parte l’incenso? Niente, giuro niente. Mai niente.

Ascolto alcuni brani in loop. Per ore. Mi ricordo troppo bene la mia adolescenza. L’adolescenza lunga, quella che nel ’99 mi faceva ascoltare Valvonauta dei Verdena come se avessi 13 anni e non 23. E gridavo “sto bene se non torni mai sto bene se non torni mai sto bene se non torni mai. Mai”.

Non mi fumo niente quando racconto delle sirene che strappano gli occhi, delle papere che assaltano fanciulle, dell’uomo che non può amare con il mega ciuffo e dei gatti alla finestra come spiriti. Non fumo niente quando mollo il posto fisso e niente quando dico che a me il tipo di Velvet Goldmine non dice niente, anzi. Davvero quando mi ero malata il tè mi mancava molto più dell’alcol. E giuro che anche se mi piacciono i tizi alla Casablancas (figlio, quello degli Strokes) non ho mai baciato qualcuno di meno di 24 anni. Mi calo di cioccolato, canzoni vecchie, film come The Company of wolves e poesie di Leopardi. Oddio, poesie al plurale, è sempre la stessa: L’infinito. Ascolto per ore e ore e ore lo stesso brano. Stasera, in 4 ore ho ascoltato solo “Everybody here wants you”, “Forget her”, “Luna”, “Valvonauta”. Direte, ‘cipicchia quanta allegria! Non è meglio che ti fumi qualcosa?
Ho dell’incenso. Ora lo accendo. Notte

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