Autocompiangersi alla scrivania con gatto

Il dipinto prevede una donna che ha sorpassato la trentina, taglio di capelli che non le dona, occhiali abbandonati sulla scrivania del pc, che tiene la faccia affondata tra le mani. Sotto la sua faccia, posato fra i gomiti puntati alla scrivania di melaminico bianco, un diario aperto, con la penna a sfera nera posata nell’incavo fra le pagine. Il gatto, indifferente al suo dolore, siede in posizione da cova su una sedia discosta da lei. Potrebbe anche essere finto, per quanto concerne lo spettatore, e a dirla tutta anche la donna. Mobili svedesi montati in casa e prodotti di cosmesi eco-bio contribuiscono, insieme alla foggia demodè degli occhiali, a datare il dipinto attribuendolo al primo o secondo decennio del Duemila.

Lettura dell’opera: la consapevolezza della sua età e della sua relativa non intelligenza hanno colpito la donna in tutta la loro verità ed essa, incapace di fare fronte alla scoperta, invece che buttarsi dalla vicina porta finestra, sceglie l’autocommiserazione, mentre le sparute vestigia del mondo naturale (e della sua residua fertilità) rappresentate dal gatto nero dormiente e lontano, restano a lei estranee , indifferenti, inconoscibili.

E buona notte.

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